di Antonio de Lieto Vollaro

Luna Piena

In vetta alla collina, immensa risplendi,

lucenti i tuoi raggi, mi parlano di te.

Nell’universo il mio sguardo

è disperso,

altro non ho voglia, se non d’amarti,

per una notte intera chiamarti.

Tu resti li, silenziosa,

dalla tua luce avvolta,

il vuoto intorno a me,

è pieno di te.

Le ore della notte scorrono veloci,

l’urlo del mio cuore,

al tuo profondo,

invano sono ascesi,

più forte ululato.

Il giorno nuovamente ti ha rapito,

sei scomparsa pian piano,

senza che io ti abbia amata.

Un destino da millenni,

appuntamento ci da sempre.

Tu ed io, il lupo e la luna,

tu piena del mio amore,

io della tua luce innamorato.

L’Amor di nonno

Tenere dita strette,

da rugosi calli,

con affettuosa avidità.

L’odore del tempo,

racconta il suo passato,

accanto al profumo,

del suo futuro.

Essenze di vita,

come calamite,

attratte l’un l’altro.

La storia e  il futuro,

fragranza di giovinezza,

odore di  prossima fine.

Fino all’ultimo, non desiste,

gioca  con lui.

Amor di nonno,

seppur dal tempo,

acciaccato.

è più forte

di tutto il mondo.

Tempo, più non ha,

per nutrirsi del suo sorriso,

un’eternità per amarlo,

come suo angelo custode.

 

L’ Orizzonte che non c’è 

(dedicata a tutti i bambini e adulti  diversamente abili)

Sguardo infinito  che mai toccherà,

della vita l’invisibile confine,

privato da sempre, di longeva felicità.

All’improvviso in un istante,

tutto è per me, divenuto distante,

adesso  è pura realtà,

quel che  la gente,  dall’altro volge lo sguardo

con indifferenza o con pietà,

spesso per crudeltà.

Si nasce, ci si diventa, ci si muore,

difficile è crescerci,  abituarsi, a non avere diritto

con la vita,  a toccare l’orizzonte.

Dall’utero di tua madre, tu vedi la luce,

ma non l’orizzonte della tua vita.

E’ tua, ne devi fare tesoro,

lottare per essa, attento però,

che per tutti non è la stessa.

In carrozzella ti eri abituato,

da bambino ci dormivi beato.

Progetti di vita,

da te ideati e creati,

precocemente rubati,

uno dietro l’altro,

fino a raggiungere l’orizzonte,

che mai per te,

ci sarà.

Il tempo fermatisi bruscamente,

ti ritrova ancora in carrozzina,

una realtà che rifiuti violentemente,

non poter correre, ballare, vivere

regolarmente.

Il tuo sguardo in alto volgi,

nonostante tutto,  di me t’accorgi,

ti senti amato e di fede ricaricato,

solo oggi capisci,

la vita che ti ho donato.

La vita ha l’orizzonte che tu  vedi,

ma non ha quel che tu  vuoi vedere.

Io ti amo e ti donai la vita,

tu rendila preziosa, per me

nutrila con il mio amore,

traccia di essa il solco che vuoi,

e seguimi con la fede,

fino all’orizzonte che non c’è.

Trasparenza

Fosca realtà di quotidiano inganno,

trafitti da perpetue bugie, viviamo.

Immersi in bagni,

di perbenismo ipocrita,

la sua finta consistenza,

ignoriamo incoscienti.

La purezza che noi cerchiamo

velata da egoismo,

graffiata d’ignoranza,

e coscienza ottenebrata.

Carezza di pensieri allegri,

onestà di fanciullezza,

animo di spensieratezza.

Del tempo sei prigioniero,

di finta trasparenza,

gabbia del tuo ignaro sapere.

Il Pensiero

Profondamente ferisci,

a volte gioisci,

del tempo ne fai beffa,

eterno vivi,

in un istante uccidi.

Pensiero, cavaliere errante

nelle nostri menti,

una sola volta,

per sempre ti fermi.

Cavaliere galante, che spesso fai,

della prosa,

la tua arma fedele.

A volte romantica, spesso appuntita,

dolce o piccante.

Infine,

è sempre il cuore,

sulla poesia,

a firmare :

Amore.

Dell’amor gentil, il sentimento si nutre gioioso!

Oh tu spontaneo amore,

da  freschezza  nutrito,

da giovinezza dissetato,

dall’ingenuità coccolato.

Naturali artisti

Soffi eterni, schizzi perpetui,

su immortale scultura,

dal maestro firmata.

Montagne scolpite dal vento,

scogli levigati dal mare,

pennellate dal tempo.

Di raffinata maestria,

dall’eterno estro, l’arte

c’insegnano.

Figurata, astratta,

di curata precisione,

la storia racconta.

Della natura, ne fecero musa,

l’invidiati mastri,

vento, acqua e tempo.

Goccia poetica

La vita è poesia,

noi ne siamo i versi,

i bambini ,

le nostre lacrime di gioia.

Writing hand outline

Il tempo

Oh tempo, infinito,

dei nostri amori,

perchè ti lusinghi,

comodamente,

con pene e tormenti?

E delle gioie e passioni,

perché ne sei testimone,

solo per brevi momenti?

Oh tempo, al tuo passaggio,

non v’é più cicatrice,

che non sia guarita,

qual di natura sia,

di cuore, fisica,

o dell’anima mia.

Spesso boia crudele,

veloce fuggi,

e in pochi istanti,

tieni la morte e la vita,

vicini e distanti.

 

La cicogna dal fiocco blu

In  prima cuna,

calda e accogliente,

da natura offerta,

in sposa mia

crescevi.

Come un pulcino,

nell’uovo materno,

prendevi aspetto,

e nell‘eco  facevi

il galletto bello.

Passano i mesi,

cresce la pancia,

oltre all’ansia,

più forte è

la curiosità,

di mamma e papà,

se sano e forte

tu sarai.

E venne il giorno lucente,

il tono del tuo vagito,

da maschio erede,

forte possente.

Da calde e premurose fonti

ti nutrivi e crescevi sereno,

 

Dai  primi passi,

alla prima parola,

oggi in piazza,

già mi gridi:

forza papà

facciamo una gara.

La vita è come  un treno,

che  fa solo brevi fermate,

in  stazioni della fanciullezza, adolescenza,

giovinezza, vecchiaia.

Giusto il tempo di rammaricarsi,

gridare qualcosa, che vedi

scorrere lontano il tuo presente.

I suoi ormoni, già in fermento,

creano in noi, forte tormento.

Non sono più io,

il suo compagno di giochi,

le coperte, non più,

dalla mamma rimboccate,

ormai  di sera esce

con amici, o fidanzata,

per tornare a notte fonda.

in attesa del suo ritorno,

resto sveglio a far di ronda.

 

 

 

Il Natale

Io lo ricordo il mio Natale,

non quello natio,

ma di Babbo Natale.

A festa eran le strade,

colori, suoni e luci,

mi divertivo,

per mano, con mamma e papà.

Io lo ricordo il mio Natale,

rendea di pino,

profumata la mia casa.

Io e mia sorella, da bambini,

l’addobbavamo di luci e palline,

ai regali ci pensava

Babbo Natale.

Io ricordo  però,

anche un altro Natale,

veder bambini e vecchi,

in giro per la strada,

adagiati per terra,

soli e infreddoliti.

Pregai per essi

con la tristezza nel cuore.

Come era  il Natale per me,

come non è cambiato, oggi

il Natale per tutti.

Dedicata a tutti coloro che sognano un vero Natale, d’affetto e non d’abbandono.

 

Diversamente simile

 

Teoria, da tutti

non condivisa,

da molti consentita.

Allo stadio,  per le strade,

a scuola e in ufficio

indignati contestiamo

discriminazioni sui

nostri diversamente

simili.

Involontari eredi

di crimini commessi,

oggi come ieri,

agli occhi dei nostri padri,

osservare dobbiamo,

per leggervi dentro,

la vergogna di

un’intera umanità.

Dio c’insegnò l’amore

e  fratellanza,

ma non capimmo

che tra i popoli,

intendeva

uguaglianza.

Dio creò l’arcobaleno,

per diversificare i colori

di madre natura.

L’uomo lo creò

di sua immagine e

somiglianza,

accomodandolo

per ogni circostanza.

Per ogni nazione,

dall’uomo venne amato,

mal col sangue e violenza,

con più nomi

viene inneggiato.

Orsù smettiamola,

siamo tutti figli suoi:

rossi, neri,

gialli o bianchi,

sani o storpi,

etero o gay

ebreo o musulmano,

prendiamoci per mano.

A te, che con più nomi,

tutti ti preghiamo,

assolvici O Signore,

dei nostri peccati,

che diversi e simili

tra loro siamo.

Vita

Quotidiana di tutti i giorni,
ci struggi. ci rallegri, ci addolori,
di fatti e misfatti.

E’ strano,
pur essendo astratta e libera,
prigioniera sei di tutti.

Vita t’affanni attorno a noi,
non imitar sorella aria.
nata libera, e libera resterà.

Spesso d’incomprensioni
linciata,
dai fraintendimenti
trafitta.

Amata da tanti,
ripudiata d’alcuni,
calpestata da molti.

 

 

 

calamaio

Profumo d’amore

Nell’aria di te, oggi respiro,
amor mio, essenza di vita mia,
la tua fragranza sul mio corpo,
voglio sentir,

ed in eterno ricordare.

Brezza di mar profumata,
il vento da me,
oggi,
ti ha portata,
e
sulla pelle mia,
ti sei sdraiata.

Ti sento, vicina,
tanto vicina, da respirar
il tuo odor,
che per me è solo d’amor.

L’Angelo

L’alba è la luce di un angelo,
i suoi caldi e candidi raggi,
sono le sue ali,
il primo tenue roseo colore,
è il suo sguardo,
il nuovo giorno è il suo splendore,
e su di noi,
fino a sera,
veglia.

Writing hand outline

Amare una donna

Amare una donna,
si può,
anche brutta,
purché bella,
dentro.

La si ama,
per la sua dolcezza,
intimamente
profondamente,
per il frutto del nostro amore.

la si ama,
fortemente,
per la sua sensualità,
femminilità,
anche se cambia,
per la sua maternità.

La si ama
perchè è donna.
perché è femmina

Perché è madre.

Il sorriso di un bimbo

Il sorriso è solare,
sul volto di chiunque,
è splendente,
e ti riempie,
di gioia,
quando lo vedi
sul volto di un bimbo.

Il suo sguardo,
i suoi occhi,
ti trasmettono,
le sue stesse emozioni:
felicità, contentezza,
e la semplicità
di quanto una carezza,
dimostrazione d’affetto,
forse mai ricevuto,
felice lo rendono,
d’incanto.

Il sorriso di un bimbo,
è un messaggio,

il sorriso di un bimbo,
è ciò che riaffiora in noi,
quel che eravamo,
quel che più non ricordiamo.

Il sorriso di un bimbo,
è indescrivibile,
per ognuno di noi,
spiegare cosa,
può rappresentare.

Il sorriso di un bimbo,
è certo l’amore che lo circonda,
e che presto lo dimenticherà.

La forza di un sorriso di tutti i bimbi
rappresenta l’amore di tutta l’umanità.

 

 

 

 

Donna, musa, sentimento

Dove c’è una donna,

vive una musa,

la musa è ispiratrice,

l’amore ne è il colore,

l’uomo resta uomo,

autore di forte sentimento,

donato alla sua musa,

che della sua vita,

ne è l’unica donna.

Quotidianità

Luce,

da tapparelle filtrata,

e vocio di mercato,

violentano, senza pietà,

il silenzio della mia stanza.

In soccorso,

mi giunge, del caffè,

e il suo delicato aroma,

mi coccola il palato,

delicatamente.

Un braccio la, uno quà,

stirandomi, a braccia aperte,

accolgo il nuovo giorno.

Il gelido marmo del pavimento,

è il mio solito tormento,

al contatto dei miei piedi,

scatena una chimica reazione,

di brivido e lamenti.

Allo specchio di riflesso,

ogni giorno, io ci spero,

di non vedermi,

sempre lo stesso.

Lavato, rasato,

e profumato,

di fretta sempre vado,

anche nel sentirmi da te

amato, e mi raccomandi,

di non macchiarmi

la camicia fresca

di stirato.

Col boccone ancora in gola,

i bambini lascio a scuola,

sulle labbra, sento ancora,

il sapore del tuo bacio,

tra un misto

di caffé e dentifricio,

che già mi trovo nel mio ufficio.

La giornata è molto pesante,

e vi penso ogni istante,

anche dove quest’estate

portarvi dovrò,

in vacanza.

Al ritorno per la strada,

la gente non trovo

per nulla rilassata,

urla, suoni, e trombettoni,

nell’andar per traffico,

un tragitto tutto stress.

Giro la chiave,

della toppa di casa,

entro dentro,

chiudo la porta,

e regna il silenzio,

solo per poco, poi

bambini, cane e tu,

televisore, posta e bollette.

 

 

 

 

 

 

Dedica ricevuta

Arrossito in un secondo,
e lusingo, io ci penso,
mai una poesia,
dedicata,
da una gentil fanciulla,
ricevetti.

Da battibecchi, e
dispetti,
tra bambini,
il sentimento,
è fiorito.

Piccola più non sei,
per me,
ma una donna,
che in un attimo ho amato.

Nel cuore, però,
ti terrò, come immagine
di un tempo che fù,
da noi vissuta,
in un istante
intensamente.

Tu, sei la mia poesia

Istanti, che ci tengono
spesso distanti,
in mente mia
riaffiora
la tua immagine,
come miraggio,
in astinenza di te,
il mio cuore
dimenticarti
non ha coraggio.

Versi inutili,
scritti per te,
gridano per riaverti.
Di te parlano,
mentre li scrivo,
alla mia anima,
e nel rileggerli,
come acido, l’inchiostro
in essa penetra,
procurandomi
solo dolore e sofferenza.

In te, avevo riposto,
amore e ispirazione,
che più non trovo,
istanti ormai svaniti,
su bianchi fogli,
solo da lacrime
inumiditi.

Nostalgia
vorrei provare,
di ricordi non vissuti,
di una poesia,
creata per me,
dai versi
dolci e belli,
dall’inizio a fine
in modo sublime.
tu.

Parole

Parole, come numeri

infinitamente spesso,

vaghe, incongruenti,

possessive,

importanti, pesanti

da cambiarti

o rovinarti la vita.

Parole, se ne dicono tante,

usate male, bene,

non usate per niente,

quando invece servivano.

Parole spogliate, vestite,

sexy, volgari, brutte,

tante insieme,

da divenire un fiume

di fango,

nella bocca d’alcuni,

uomini o donne.

Parole che descrivono sentimenti,

parole che uccidono sentimenti,

che ti feriscono,

che ti gioiscono,

parole buffe di bambini,

parole incomprensibili,

di chi non vuole farsi capire.

Parole d’amore,

parole d’odio,

parole di conforto

e di sconforto.

Millenni di storia

di parole,

su frasi storiche.

Commedie, canzoni, tragedie,

fatte di parole,

per narrare poi,

che cosa, se non fatti

che parlano da soli.

Io, adesso sono qui,

a buttar giù parole,

per parlare di parole,

Un vortice, che come un cane,

si morde la coda.

 

Amore “Elisir di Vita”

Amor, che età

non hai,

nel  mio cuore

entri ed esci

in ogni momento.

Inganni e rincuori,

bambini o vecchi,

dei loro cuori,

distinzioni mai non fai.

Ti travesti,

ti nascondi,

ti neghi,

spesso ti doni ,

ma del tempo

non t’accorgi

dei visi

da lui

travisati .

Di te,

Cupido,

ne vai fiero,

le  tue frecce

non arrecano morte,

bensì

vita nuova

e giovani emozioni,

solo da te rigenerata:

sentimenti,

passioni,

nei cuori, spenti

da tempo.

Atto  devo darti,

senza di te,

stare non potrei.

Sei l’elisir

di lunga vita,

Donandomi,

ogni istante,

agli occhi miei,

la compagna mia,

giovane e bella come dal

primo giorno,

che l’ho amata.

Una vita insieme a te

Amandoci intensamente

accorti non ci siamo,

che trent’anni son passati,

dal primo istante

che ci siam detti:

ti amo.

Una sera galeotta,

di Cupido nascosto

noi,

talmente

assorti,

che non sentimmo le sue frecce,

unire i nostri cuori,

in un colpo solo.

Il nostro

giovine amore,

spensierato e allegro,

e pieno di progetti,

volgeva al futuro.

E venne il “Si”,

a dare al  nostro amore,

la benedizione di Nostro Signore.

Con essa, il dono di tre gioielli,

fortificò la nostra unione.

Trent’anni son passati,

ancora mi chiami,

Amore mio,

ti amo,

rispondo ogni giorno

con un bacio,

portandoti a letto

il caffè,

dal primo al dì.

Un istante, un attimo nel tempo

Colori vivaci,

su sottili ali,

di farfalle,

da natura con maestria,

adagiati.

Come un battito d’ala,

li rende vivi,

un tuo sussurro,

d’amore,

parla di te,

al mio cuore.

Come un istante,

ci ha fatti amanti,

un attimo ci resi felici,

il tempo per sempre,

gioiosamente,

ci ha uniti.
calamaio

Non dimenticar mai

Viaggi ignoti,

in luridi vagoni,

di bestiame umano,

di morte puzzolenti.

Mia madre, mio padre,

i miei fratelli,

bestiame umano?

Ma dico, siete impazziti?

Come vi permettete!

Sono esseri umani,

che Dio li protegga,

ma prima pregatelo

profondamente,

che distrarsi di nuovo,

non debba!

Sguardi di morte

coscienti,

“AIUTO”

gridano ancora,

in foto

dietro reticolati di morte,

sessant’anni oggi,

certi del loro martirio.

Ahimè,

la tristezza nel cuore,

grida sofferente:

vana è stata la loro morte,

perchè ancor oggi,

violenza, malvagità e menzogna,

nel mondo

la fanno da padroni.

Amandosi, si può

Intensi momenti,

parlano di no

felici o di liti,

per sempre

nostri restano.

Amandoci dal primo

istante,

Cresciuti insieme

siamo,

Amandoci,

Insieme

Invecchieremo,

nutrendoci,

del nostro amore

eterno.

Amandosi si può,

bruciare in un istante,

per il troppo amore,

anche la felicità.

Amandosi, si può

ancora credere,

che niente è perduto,

e chiedere scusa

per dirci sempre:

amore ti amo.

Writing hand outline

In ospedale

Sirene d’ambulanze,

ora vicine, ora in lontananza,

si chiamano, si cercano,

come api impazzite,

vanno e vengono.

E con esse,

drammi di vite spezzate,

e dolori di genitori.

Visi di trasparente dolore,

forzati da falso coraggio,

d’adrenalina nutriti,

umidi di pianto,

coperti da mani

indecise se pregare,

o sbattere in pugni

sui muri.

Camici bianchi,

cappelli verdi,

mascherine sul viso,

tute verdi, zoccoli bianchi.

Tutti inespressivi,

consapevoli ,

spesso del dolore

esser ambasciatori.

Anche di gioiose notizie,

sono felici, di stringere

le umide mani,

di genitori disperati.

Un’ora in ospedale

per riflettere,

per meditare,

per capire,

quanto e cosa vale,

ogni istante della nostra vita,

vissuto insieme ai nostri cari,

quanto sia facile e rapido,

perdersi , senza aver il tempo

di dirsi, di chiarire, di fare,

tante cose,

in questa vita.

Mia Santissima Madonnina

Ascoltami,

O mia Santissima Madonnina,

innanzi a te, con capo chino,

così come un bambino,

alla sua mamma si mostra,

in lacrime con sporco abitino,

candido alla nascita, mi donasti.

O Santissima Madre, misericordiosa,

le tue lacrime eterne,

le macchie tolgono,

noi non siamo degni del tuo perenne perdono,

mamma di tutte le mamme,

da noi figli inascoltata.

So d’aver il mio vestito

sporcato con naturali peccati,

e di ciò ne provo vergogna.

Però da losche fonti,

lontano l’ho tenuto,

da indelebili peccati,

con amore e buone azioni,

ho provato a ripulirlo.

O Santissima mia Madonnina,

il libero arbitrio,

dall’uomo mal gestito,

rende il mondo immune,

alle tue Santissime perpetue lacrime.

O Santissima Madonnina,

Noi preghiamo te per la pace nel mondo,

tu piangi per noi,

affinché la violenza abbia ovunque fine,

e trionfi l’amor tuo, tra noi fratelli.

E cosi sia.

Cambio di stagione

Dal letargo,

l’inverno si è destato,

ahimè forse non sà,

che il suo tempo

è già passato.

Presuntuoso e testardo,

retta a Marzo

non ha dato,

e con il mantello

ha tutto imbiancato.

Marzo, già un poco pazzo,

un pò si è vendicato,

e la Primavera fuori la porta,

ha lasciato.

Gelata e infreddolita

con le sue lacrime,

tutte le piantine

la Primavera ha gelato.

Per sua fortuna,

che il buon Aprile

porta Pasqua,

e la pace.

L’inverno, biricchino

in poco tempo,

si è stancato

di far il cattivello,

e lui stesso,

la porta ha aperto,

alla dama Primavera,

che ha portato fiori

e tempo bello.

L’estate tutta gialla

con il suo vestitino,

di sole e paglierino,

ansiosa attende,

il suo turno

nel camerino.

Con i prati

di tanti fiori colorati,

si è vestita e profumata,

la Primavera,

che beata

sulla scena,

come una bimba,

si è addormentata.

Il signor tempo si è seccato,

l’estate ha subito chiamato:

calda, cocente e sensuale,

ed il grano ha fatto germogliare,

e tutti a mare,

ha fatto andare,

però anche tanti amori,

ha fatto sbocciare.

Anche se bella e passionale,

molto tempo a noi,

non può dedicare,

la scena deve lasciare,

ad un autunno bevitore,

seppur lavoratore.

Tanta uva e castagne,

ogni anno porta insieme al vino,

e all’inverno che non da tempo,

si congeda, con un inchino,

al Natale e

a Gesù Bambino.

Vivere

Insane voglie,

percuotono le menti,

inquieti cuori,

bruciono d’amore,

pruriti adolescenziali

scalpitano in boccioli

umani,

quelli senili,

pian piano,

spariscono

in remoti ricordi.

Travolti.

d’impetuosi amori,

d’ardori pensieri,

peccaminosi

da vogliose

rosee carni,

e setate pelli,

sotto soffici lenzuola,

d’adorabili compagne.

Preziosi giorni,

intensamente vissuti,

tra rincorsi guadagni,

e sentimenti perduti,

tra ritmi veloci,

di salute non goduta,

disperatamente rimpianta,

per sempre.

E’ questo il vivere,

che tutti cercano,

ma del vivere sano,

nessuno ne parla,

tabù

perché sazio non dà,

il nutrimento di virtù,

e divino spirito.

Saziati pieni,

di materiali godimenti,

ahimè, affamati,

dentro,

nell’anima denutriti

d’ogni bene necessario,

ignari e dispersi,

ci ritroviamo

nell’oscurità,

all’improvviso.

Mare

Ti osservo, ti ammiro, ti amo,

sprofondo lo sguardo sul tuo lungo confine,

che mai ha,

ingannevole fine.

Mare

Grande adulatore,

dell’infinito firmamento,

dalla luna al sole,

da tutte le sue stelle,

ti fai accarezzare, coccolare,

pavoneggiandoti con raggi dorati o argentei

riflessi, come se avessi indossato

l’abito da imperatore.

Mare

Collerico, impulsivo, depresso,

irascibile, criminale, violento,

un antico proverbio siciliano ti ha cosi descritto:

Nun avi l’ossa, ma rumpi l’ossa.

protagonista di drammatici eventi,

a cui non ti sei mai degnato resti

restituir

Mare

Custode d’immensi tesori,

fedele ed onesto guardiano,

a Dio solo, obbedisci

se restituire o no,

tracce del passato.

Mare

Palcoscenico di tremende battaglie,

inghiottito hai

milioni di spoglie, a madri

ma più restituite,

perché da mangiare alle tue creature,

cinicamente,

sono servite.

Mare

Se quella fu la tua vendetta,

per non esserti mai sentito,

dall’uomo rispettato,

oggi ne stai pagando con la vita,

di esso la sua incosciente ripicca,

avvelenandoti a morte,

inconsapevolmente sta condannando

se stesso, lasciando a te l’ultimo

grido di morte e vendetta.

Una vita sui banchi

Dall’asilo alle elementari,

come tutti,

hai iniziato da piccina.

Dalla prima alla quinta,

brillantemente

promossa con grinta,

Dalle medie al superiore,

distintamente hai valicato

con poca fatica e niente sudore.

Al liceo, hai subito mostrato

da professoressa, le tue doti,

maturandoti a pieni voti.

Dal primo all’ultimo esame,

il libretto di 30 e di lodi

ne fu subito pieno pieno.

Come iniziasti le elementari,

con grinta e determinazione,

ti sei presa finalmente

la tua soddisfazione,

di laurearti con 110 e la lode,

e meritarti:

infinite congratulazioni.

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