Non mi avrai

Non mi avrai

Catania  dicembre 2009 – Centro Oncologia Catanese

«Signora, perché ha richiesto una visita? Ha dolori al seno? Ad uno solo o ad entrambi i seni? Si è toccata qualcosa lei stessa, nel punto che le fa male? Mi scusi se le rivolgo queste domande prima di visitarla, ma per me è essenziale sapere in anteprima i sintomi riscontrati dalla paziente! In questo modo posso avere già un primo quadro anche del grado cognitivo e d’apprensione, oltre a capire se la paziente è in grado di monitorarsi da sola!» – esordì il Professore.
«Si spieghi meglio dottore! In che senso grado “d’apprensione e senso cognitivo”? Intende se da sola riesco a capire cosa precisamente ha il mio corpo e la paura d’affrontare un’eventuale operazione o peggio la chemioterapia? È ovvio che la paura e il timore di avere un brutto male appartiene a tutte noi donne! Inoltre ho una figlia e temo che possa essere genetico, avendo avuto mia nonna lo stesso male, anche se poi ha vissuto più di quanto lei stessa immaginasse, considerando che parliamo di oltre cinquant’anni fa!» – rispose la paziente.
«Certamente, ha compreso benissimo! In un soggetto ansioso e non preparato, il sistema neurologico potrebbe reagire in modo negativo e rendere difficile il lavoro della terapia, allungandone i tempi. Oltretutto mi ha anche indicato una familiarità. I geni passano dai genitori ai figli. Se si ha una forte familiarità per il cancro al seno, sarà bene eseguire prima di tutto un test genetico per determinare se vi è una predisposizione che potrebbe aumentare la probabilità di sviluppare una patologia al seno!» – ribadì il Professore.
«Quali sono più frequenti, quelli maligni o quelli benigni? Il carcinoma è benigno o maligno? Possono formarsi in entrambi i seni o in uno solo? Entro quando potremo avere il risultato sulla sua natura? La terapia quanto può durare e quali effetti collaterali apporterà al mio stile di vita?» – lo mitragliò di domande la paziente.
«Se le cellule crescono incontrollatamente possono formare delle masse chiamate tumori. I tumori sono di due tipi, benigni e maligni. I tumori benigni sono delle masse di cellule inattive e circoscritte e non costituiscono un cancro. I tumori maligni si diffondono e danneggiano altri tessuti! Quindi nel peggiore dei casi, è possibile che il male si formi in un punto e si propaghi in un altro, tuttavia avviene solo nelle forme maligne e più aggressive! Però non ci dobbiamo allarmare prima del tempo! Oltretutto non sappiamo ancora se effettivamente ci sia un problema! Prima facciamo tutti gli accertamenti procedurali, e poi vedremo! Tuttavia la sua ansia non è un buon segno! Come le dissi prima, può influire anche sulla formazione e trasformazione della massa tumorale, qualora lo sia e ci sia! Dev’essere serena ché tutto si risolverà nel migliore dei modi! Oggi la mortalità per il tumore al seno è precipitata di oltre il settanta percento!» – rispose il Professore sorridendole.
«Dottore, non sono un soggetto ansioso ma una che vuole sapere! Ne va della mia vita e io sola ne sono padrona anche se, ovviamente, avendo una famiglia, dovrò dire le cose come stanno, perché indubbiamente ne saranno coinvolti tutti, direttamente o indirettamente!» – rispose con tono un po’ stizzito.
«L’aspetto domani per l’ecografia! Prima sapremo con cosa abbiamo a che fare e prima potremo intervenire se necessario! Buona giornata signora e stia serena!» – si congedò il Professore.

Alcuni giorni dopo…

«Signora purtroppo il carcinoma è di ben 7 mm, evidenziato  nell’ecografia al seno, e ha dato esito positivo nell’esame istologico! È un carcinoma mammario allo stadio t4b, cioè è attaccato alla cute! La buona notizia è che non è maligno, però va aggredito subito con un ciclo ti radioterapia, per pulire tutto il tessuto mammario! Inoltre è circoscritto ad una sola mammella. Tuttavia, l’altra la terremo sotto osservazione per precauzione e lo farà anche lei da sola, come ha già fatto correndo per tempo da noi! Nell’insieme è stata anche fortunata!»
«Avrei dovuto fare l’ecografia già sei mesi fa e la saltai per alcuni impegni familiari!» – esordì con rammarico.
«Non tutti i mali vengono per nuocere; se l’avesse fatta sei/otto mesi fa, magari questo carcinoma sarebbe sfuggito perché troppo piccolo all’epoca e lei, facendo l’ecografia molto più avanti, si sarebbe ritrovata forse con un danno maggiore e irreversibile, perché i carcinomi, seppur benigni, se trascurati, talvolta possono secernere ormoni che alterano la salute ma anche, accrescendosi, distruggere i tessuti e le ossa oltre a compromettere il funzionamento di organi associati.» – la tranquillizzò il medico.
«Professore, la ringrazio per la dettagliata spiegazione, desidero sapere se ne uscirò viva da questa esperienza! Ho ancora due figli in età adolescenziale e sarebbe un forte trauma per loro se io non dovessi esserci più e soprattutto se dovessi spegnermi con molta sofferenza!» – rispose la paziente.
«Signora, lei per prima dev’essere ottimista e non pensare al peggio! La migliore medicina la produce il nostro organismo pensando in positivo! Non si abbatta! Abbiamo avuto una notizia cattiva a metà! È benigno; la operiamo, la puliamo per bene e non si vedranno cicatrici, anzi avrà nuovamente un seno sodo e leggermente più alto e non si noterà nulla! Non le metterò nessuna protesi perché, prima dei dieci anni, dobbiamo tenere tutto sotto controllo. Glielo sconsiglio! Fra una settimana la opereremo e lei potrà tornare a godersi i suoi figli, serenamente!» – la tranquillizzò il Professore.
«Grazie Professore, speriamo bene! Alla settimana prossima.»

Rientrata a casa, non sapeva come dare la notizia alla famiglia, né come preparare i ragazzi ad un inevitabile cambiamento dei ritmi e di tutto ciò che ne sarebbe conseguito, né prevedere la loro reazione ad una notizia cosi drammatica. Poi sarebbe stata la volta d’informare anche i suoi genitori e fratelli, e man mano gli amici. Decise di dire mezza verità, fino all’operazione, per non allarmarli troppo.

Una settimana dopo…

«E’ andato tutto bene, come prevedevo, non c’è stato bisogno nemmeno dello scavo ascellare e dell’asporto dei linfonodi! Siamo riusciti a prenderlo in tempo! Però dovrà sottoporsi a trenta sedute di radioterapia, per agire bene su tutto il tessuto antistante in entrambi i seni per precauzione!» – esclamò il Professore appena si accorse che si era svegliata dall’anestesia.
Attorniata dalla sua famiglia, la signora fece solo un’impercettibile smorfia e fissò i presenti esclamando:
«Avete sentito anche voi? State sereni che non è niente di preoccupante, passerà tutto! Prendiamola come una prova di nostro Signore, per vedere come riusciremo a gestirla! Sono vietate le reazioni negative e ho bisogno solo di serenità e solarità attorno a me! Giusto Professore? E’ stata l’asportazione di una cisti benigna e che non ha avuto conseguenze più rischiose e drammatiche?»
I figli che le stavano accanto, non erano del tutto convinti, però non commentarono, per non impensierire la loro mamma. La parola d’ordine era solo: allegria e serenità attorno a lei. Solo il marito prese in disparte il Professore, fuori dalla porta:
«Mi scusi Professore, prima che vada via, a me può dire tutto! Ho capito che comunque non sarà una passeggiata per mia moglie, come ha voluto far intendere, bensì cambierà lo stile di vita a lei e a noi tutti! Io da padre, avrò il compito di alleggerire ogni cosa a tutti e rimboccarmi le maniche dandomi da fare in cose che non ho mai fatto, né mai avrei pensato di fare, anche se il ruolo di genitore lo prevede! Ma non per casi cosi particolari come questo! La psicologia non è mai stato il mio forte, eppure adesso dovrò studiare qualche testo per capire come sostenere moralmente i ragazzi!» – esclamò quasi con un groppo in gola.
«Credo che sia lei ad aver più bisogno dello psicologo! I suoi figli sono in gamba, li ho visti in quei pochi minuti! Hanno capito tutto. Sono stati zitti ed hanno sorriso con battute per tenere allegra sua moglie e confortarla. Una piccola bugia silenziosa, anche se sono preoccupati come lei. Tuttavia sono e saranno forti anche per il loro papà ansioso e innamorato della loro mamma! Comunque stia tranquillo è andato tutto bene veramente! La radio sarà fatta solo in via precauzionale! È il protocollo da seguire! Si dovrà prendere anche una pillola che le potrebbe portare dei problemi provvisori, di nausea e stordimento! Purtroppo fa parte del protocollo anche questo per preservarla da cose peggiori! Parliamo sempre di un carcinoma mammario e occorre tenere sotto costante controllo tutto il tessuto circostante! Non sarà molto dura, ma nemmeno come una banale influenza, questo devo dirglielo! Lei comunque saprà essere un bravo marito, compagno e soprattutto padre, come lo è stato fino ad oggi! Adesso la saluto, la devo lasciare!»

I primi tempi furono davvero duri per tutti, quasi da far dubitare delle parole del medico. Passavano i mesi e lei stava sempre peggio, nonostante le rassicurazioni dello specialista ad ogni visita di controllo.
«Dottore, ci aveva rassicurati che sarebbe stata bene, che non era nulla di preoccupante, e invece lei sta sempre male a letto, con sensazioni di stordimento, e i ragazzi a vederla così sono molto preoccupati, ed io con loro. Non rendono bene nemmeno negli studi! » – disse il marito sottovoce al medico per non farsi sentire dalla moglie.
Vedendo il medico bisbigliare con il marito, la paziente intervenne con fermezza.
«Dottore deve parlare direttamente con me, deciderò io cosa dire e cosa non dire ai miei familiari! Sono io la diretta interessata! Ho tachicardie, svenimenti che prima non avevo, un malessere generale, da non ricordarmi niente, ci vedo sempre meno! Non mi aveva detto questo, forse la terapia che mi ha dato è troppo forte per il mio organismo?»
«È un effetto collaterale della terapia! Purtroppo è il protocollo e dobbiamo rispettarlo se vogliamo che guarisca completamente! Dovete avere pazienza. Signora, lei è già stata miracolata! Ci sono donne che soffrono di più perché soggette a cicli di chemioterapia e anche per i familiari è uno strazio a vederle smagrite e senza capelli! Si rassereni, andrà molto meglio con il passare del tempo e starà decisamente meglio, più di prima!» – rassicurò tutti ancora una volta il medico congedandoli.
Ad un anno dall’operazione, le cose iniziarono ad andare meglio e lei si riprese del tutto. I controlli periodici non segnalarono più nulla di preoccupante. Nel frattempo il medico le allentò un po’ la terapia e lei cominciò a sentirsi nuovamente come prima, piena di vita e felice d’essere arrivata a vedere il diploma e la laurea dei suoi figli. Giunti al decimo anno, quindi uscita ufficialmente dal pericolo di una ricaduta, festeggiò con amici e parenti la rinascita a nuova vita. Dentro di lei era raggiante e durante il brindisi di fine anno gridò:
«Avevo giurato a me stessa che non mi avresti avuta e non mi hai avuta! Ho vinto io! Amiche mie tutte, vincere si può, però come recita il detto: aiutati che Dio ti aiuta!
Dovete lottare da dentro, pregare, avere sempre fede e non abbattervi mai! Anche se sono stata fortunata, come tante altre, ve ne sono altre ancora che non ce l’hanno fatta. Io vi dico combattete, perché la migliore medicina è dire fin dall’inizio: non mi avrai!GettyImages-840818052-kDzE-R5NHBfEYvx6RAKL3bw2h6eL-656x492@Corriere-Web-Sezioni

Condividi: