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97 entries.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 16 marzo 2018 alle 12:25:
Sequestrati 151 mila euro a ex pm Ingroia
Soldi percepiti da amministratore unico di Sicilia e Servizi
ANSA) - PALERMO, 16 MAR - La Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 151 mila euro all'ex pm di Palermo Antonio Ingroia nell'ambito dell'inchiesta in cui l'ex magistrato è indagato per peculato. Si tratta di un sequestro per equivalente disposto dal gip su richiesta della Procura del capoluogo. Da amministratore unico di Sicilia e Servizi, società a capitale pubblico che gestisce i servizi informatici della Regione siciliana, Ingroia avrebbe percepito indebitamente rimborsi di viaggio per 34 mila euro e si sarebbe liquidato un'indennità di risultato sproporzionata rispetto agli utili realizzati dalla società: 117 mila euro. Nella vicenda è coinvolto anche Antonio Chisari, all'epoca dei fatti revisore contabile della società partecipata regionale Sicilia e Servizi s.p.a. Anche lui come Ingroia è accusato di peculato. Le contestazioni mosse agli indagati nascono dalla natura riconosciuta alla Sicilia e-Servizi s.p.a. di società in house della Regione da cui deriva che entrambi abbiano rivestito la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Ingroia, prima liquidatore della società (dal 23 settembre 2013), è stato successivamente nominato amministratore unico dall'assemblea dei soci, carica che ha ricoperto dall'8 aprile 2014 al 4 febbraio 2018.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 16 marzo 2018 alle 12:00:
Marielle Franco, la consigliera degli ultimi uccisa a Rio de Janeiro
E' stata ammazzata con quattro colpi di pistola alla testa: una vera esecuzione
© EPA

Alcuni sicari hanno assassinato a Rio de Janeiro la consigliera comunale Marielle Franco del Partito socialismo e liberta' (Psol, di sinistra), molto attiva contro le diseguaglianze e la violenza nelle favelas carioca. Marielle, 38 anni, e' stata uccisa con quattro colpi di pistola alla testa: una vera esecuzione. I sicari hanno anche ucciso il suo autista e ferito lievemente una sua assistente, che si trovava al suo fianco sul sedile posteriore dell'auto. La polizia ha rinvenuto sul luogo del duplice omicidio 9 bossoli.

La vittima aveva partecipato ad un evento in sostegno delle giovani donne nere delle favelas. Il giorno prima di essere uccisa, Marielle aveva scritto sul suo profilo Twitter: ''Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?''. La giovane consigliera aveva anche criticato pesantemente l'operato della polizia militare nelle favelas di Rio, definendo il corpo speciale incaricato per queste operazioni ''battaglione della morte, che uccide i nostri giovani''. L'omicidio ha creato un'ondata di sdegno in tutto il Brasile ed e' stato deplorato dal neo ministro per la Sicurezza pubblica, Raul Jungmann, e da numerose forze politiche. In una nota, il governo di Brasilia ha affermato che seguirà da vicino le indagini sul barbaro duplice assassinio.

L'ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha duramente conpdannato l'omicidio ed ha chiesto al governo e alle forze armate di ''rendere conto alla popolazione'' su quanto accaduto. ''Voglio rendere omaggio alla famiglia di Marielle, combattente per i diritti umani, barbaramente assassinata la notte scorsa assieme al suo autista. Condanniamo con veemenza la mancanza di sicurezza che vive una larga parte della popolazione brasiliana e offriamo la nostra solidarietà alla famiglia e agli amici della giovane vittima. Tutto ciò e' abominevole, esigiamo che il governo di Rio e le forze armate rendano conto alla società, trovando i colpevoli. Se e' stata la polizia, sarà ancora più facile scoprirli. Ci vuole molta solidarietà per sconfiggere questa violenza'', ha detto Lula. L'ex presidente ha poi definito la giovane consigliera comunale assassinata ''una politica coraggiosa'' ed ha aggiunto che ''Rio de Janeiro e la democrazia brasiliana sono stati macchiati da questo barbaro crimine''.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 15 marzo 2018 alle 17:59:
Buona sera mister Bernapef, mi sbaglio su cosa? sii chiaro per favore, non ho capito a cosa si riferisce. Ne parliamo qui, cosi tutti possono capire e interragire, se desiderano. a Presto.
BernePef BernePef da BernePef pubblicato il 15 marzo 2018 alle 14:22:
Mi dispiace, ma, a mio parere, si sbaglia. Cerchiamo di discutere di questo. Scrivere a me in PM, ti parla.
http://www.ginnasticaritmicaitaliana.it/old/index.php?option=com_fireboard&Itemid=0&func=view&catid=2&id=15061#15061
http://lovetea888.net/forum.php?mod=viewthread&tid=329817&pid=879307&page=2&extra=#pid879307
http://www.chimatamusic.net/db/viewtopic.php?p=1081409#1081409

http://tournamentpoker.info/user/viewtopic.php?f=53&t=46548
http://www.themeparkaccess.com/forum/viewtopic.php?f=105&t=165720
http://survival-world.ru/forum/index.php?/topic/1321-indian-sex-movie-sample-survival-worldru/

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http://autotrace.ru/viewtopic.php?f=8&t=132157
mm Antonio de Lieto Vollaro da Catania pubblicato il 14 marzo 2018 alle 0:31:
Anche questo è un comportamento mafioso e scorretto, approfittare della debolezza della vittima, già vittima di un male maggiore. Attenzione, care amiche, lo midiffidate sempre da chi non è medico e vi propone cure alternative non riconosciute dalla medicina ufficiale.
Donna cura tumore al seno
con fiori di Bach e quando si rivolge ad oncologo è troppo tardi
13/03/2018 - 18:30di Redazione

E' lo stesso medico, Massimiliano Beretta del Cro di Aviano, a raccontare la storia di questa donna siciliana di 46 anni che si era rivolta a lui, dopo che in un primo tempo si era affidata ad un naturopata
Donna cura tumore al seno con fiori di bach e quando si rivolge ad oncologo è troppo tardi

Per combattere un tumore al seno chiede aiuto ad un naturopata, ma dopo pochi mesi si ritrova in fin di vita e quando finalmente si rivolge agli oncologi è troppo tardi. Vittima di questa vicenda è una donna di 46 anni, siciliana, morta circa un anno fa. A denunciare l'accaduto è stato l'oncologo del Cro di Aviano (Pordenone) Massimiliano Beretta, che mette in guardia, dalle colonne del Gazzettino, sull'affidarsi a questi "guru" che utilizzano soltanto sostanze naturali.
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Donna cura tumore al seno con fiori di Bach e quando si rivolge ad oncologo è troppo tardi
13/03/2018 - 18:30di Redazione
E' lo stesso medico, Massimiliano Beretta del Cro di Aviano, a raccontare la storia di questa donna siciliana di 46 anni che si era rivolta a lui, dopo che in un primo tempo si era affidata ad un naturopata
Donna cura tumore al seno con fiori di bach e quando si rivolge ad oncologo è troppo tardi
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Per combattere un tumore al seno chiede aiuto ad un naturopata, ma dopo pochi mesi si ritrova in fin di vita e quando finalmente si rivolge agli oncologi è troppo tardi. Vittima di questa vicenda è una donna di 46 anni, siciliana, morta circa un anno fa. A denunciare l'accaduto è stato l'oncologo del Cro di Aviano (Pordenone) Massimiliano Beretta, che mette in guardia, dalle colonne del Gazzettino, sull'affidarsi a questi "guru" che utilizzano soltanto sostanze naturali.

Toccante l'email che la paziente ha inviato dalla Sicilia al medico dell'Istituto Tumori friulano per presentare il proprio caso. Era l'autunno 2016: "Premetto che sono arrivata al Pronto soccorso in condizioni molto critiche - si racconta - perché avevo seguito i consigli di un naturopata che conoscevo da anni, ma che si è rivelato poi un lupo travestito da agnello, definizione sin troppo generosa per questo personaggio che praticava radioestesia, fiori di Bach, metodo Hamer e poi mi ha ridotta in fin di vita, dolorante, con problemi respiratori, debilitata e sottopeso di 10 chili. Sono precipitata da 42 a meno di 30 in qualche settimana".
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Nonostante l'intervento dei medici siciliani prima e di quelli del Cro poi, la paziente è deceduta alcuni mesi più tardi. "Mentre lei credeva di sottoporsi a una terapia efficace, la malattia avanzava in modo ancor più aggressivo - ha spiegato all'ANSA (Agenzia nazionale stampa associata) Beretta - perché non incontrava l'ostacolo della chemioterapia, e soprattutto si diffondeva in un organismo ormai privo di difese. Le parole di quella donna mi risuonano ancora nella testa e di questo caso parlo spesso durante i convegni, perché non si discute mai abbastanza dei trattamenti non convenzionali che non sono per forza di cose dannosi, ma devono essere valutati sempre da un medico"."E' indispensabile che queste terapie non interferiscano con le cure - ha aggiunto Beretta -. Per fare un esempio, l'aloe può compromettere l'attività terapeutica di ciascuna sostanza, con il risultato di una riduzione o talvolta di un potenziamento del suo effetto che nei casi più gravi può giungere sino all'intossicazione. Il problema sta assumendo dimensioni notevoli: le stime ufficiali parlano di un paziente oncologico su due che nell'arco del proprio percorso terapeutico fa ricorso a terapie non convenzionali. I dati che più ci allarmano sono quelli relativi all'autodiagnosi da motore di ricerca: una recente indagine di Medipragma ha accertato che l'81% degli italiani si rivolge al "dottor Google" per trovare informazioni online su sintomi, diagnosi, malattie e cure. E solo il 9% si confronta con il proprio medico. In mezzo ci sono queste montagne di informazioni postate spesso da ciarlatani e comunque lontane dalla scienza, in cui i pazienti si imbattono. La disperazione fa il resto - ha concluso - e così finiscono tra le braccia di certi guru".
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 7 marzo 2018 alle 21:14:
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Laytrikdause Laytrikdause da Laytrikdause pubblicato il 7 marzo 2018 alle 20:47:
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Ellos responderan a todas las solicitudes. Si necesita algun cuidado, ellos se ayudaran. Tambien ellos proporcionaran actos antes este procedimiento. En el sitio web Usted puede observar contactos. Tambien puede encontrar gastos y servicios.

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mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 14:07:
'Women abused by UN workers and NGOs in Syria'
Cooperator at the BBC, they tolerated abuse to deliver more aid.

Syrian women were abused by UN workers and other NGOs who exchanged food and other aid with "sexual favors". The cooperator Danielle Spencer reveals it in an interview with the BBC. A phenomenon so widespread, he says, that many Syrian women are now refusing to go to aid distribution centers because they fear being "blackmailed".

 "The UN and the system have generally decided to sacrifice the body of women". It is the accusation of the co-operative in the interview in which he reveals that Syrian women have been systematically abused by humanitarian workers in exchange for aid. "It's a problem that has been known for seven years" and, despite the fact that the UN has documented the phenomenon over several years, the issue has been "deliberately ignored". "Someone decided that it was fine for the women's body to be exploited and violated in order to deliver aid to more people."
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 14:06:
'Donne abusate da operatori Onu e ong in Siria'
Cooperante a Bbc, hanno tollerato abusi per consegnare più aiuti.

Donne siriane sono state abusate da operatori dell'Onu e di altre ong che scambiavano cibo e altri aiuti con "favori sessuali". Lo rivela in un'intervista alla Bbc la cooperante Danielle Spencer. Un fenomeno così diffuso, racconta, che molte donne siriane ormai si rifiutano di andare presso i centri di distribuzione degli aiuti perche' temono di essere 'ricattate'.

"L'Onu e il sistema in genere hanno deciso di sacrificare il corpo delle donne". E' l'accusa della cooperante nell'intervista nella quale rivela che le donne siriane sono state sistematicamente abusate da operatori umanitari in cambio di aiuti. "E' un problema che si conosce da sette anni" e, nonostante l'Onu negli anni abbia documentato il fenomeno in diversi rapporti, la questione è stata "volutamente ignorata". "Qualcuno ha deciso che andava bene che il corpo delle donne fosse sfruttato e violato al fine di consegnare aiuti a più persone".
Pay For Essay Online Pay For Essay Online da Pay For Essay Online pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 4:47:
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mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 12 febbraio 2018 alle 8:53:
Da Escobar a Peter Pan, la chat privata della cricca di Siracusa: altre toghe coinvolte
11/02/2018 - 21:23di Mario Barresi
Le soffiate di Amara ai siciliani Caruso e Passanisi, ex magistrati intercettati. Il sodalizio col collega catanese Toscano e le fatture alla società Bonfanti
CATANIA - Loro, i più elitari componenti della cricca, andavano a fari spenti. Con l’«utilizzo di applicazioni informatiche non intercettabili». Infatti, annota il Gico della Guarda di finanza di Roma, avevano trovato un canale criptato per parlarsi e scambiarsi informazioni. Si tratta di Wikr me. un sistema che «occulta le informazioni identificative compresa la Imei del telefono cellulare utilizzati». E, in questo contesto, ha un valore psico-criminologico (Lombroso ne avrebbe scritto, se ai suoi tempi fossero esistiti i social network) la scelta dei nickname: Piero Amara, l’avvocato ritenuto la mente dell’organizzazione, è “Peter Pan”, il socio Giuseppe Calafiore, arrestato ieri, è “Escobar”, mentre il faccendiere Alessandro Ferraro è “Zorro”.Calafiore è ossessionato dal timore di essere intercettato. Il 12 maggio 2017 riceve un messaggio dal suo operatore telefonico: un link per un semplice aggiornamento. Ma l’avvocato teme che sia un troian usato dagli investigatori per controllare il suo cellulare. E quando lo chiama “Giulia di Vodafone”, Calafiore è pittosto brusco: «Lo so... lo so... ma io sono, signorina... ho un vizio... Non faccio aggiornamenti... quindi sono uno... sono uno strano... Io butto i telefoni ho la fissazione ha capito? Sono uno fissato... non mi chiami più perché io aggiornamenti non ne faccio... buona giornata».
Nella chat segreta di “Escobar” e “Peter Pan” c’è almeno un altro componente su cui si sofferma l’attenzione delle fiamme gialle: “Minchia69”. Si tratta di Luigi Caruso, ex giudice della Corte dei conti, oggi in pensione, non indagato nell’inchiesta. Caruso, catanese d’origine, condannato nel 2011 a tre anni per corruzione e poi prosciolto l’anno successivo in appello perché il reato era andato in prescrizione, nell’informativa è definito in rapporti di «assidua frequentazione» con Amara. L’ex magistrato contabile, nella ricostruzione del Gico, viene avvertito dall’avvocato siracusano di essere sotto intercettazione. La stessa soffiata arriva a Raffaele De Lipsis, ex presidente del Cga siciliano, non indagato per questi fatti, ma coinvolto nella “traghettopoli” di Morace. Ma lui è scettico: «Vabbè, tanto bisogna vedere quanto sia vero», dice al giudice Caruso. Che è tranchant: «Lo ha detto Piero (Amara, ndr)...».
De Lipsis viene criticato ferocemente da Caruso (il quale, invece, quando va nello studio romano di Amara lascia il cellulare al suo autista, perché «non voglio rischiare») per la sua condotta: «Quello (De Lipsis, ndr) è cretino... Continua a parlare sempre. Ogni volta glielo spiego ma nulla». E invece Caruso è molto accorto anche quando deve comunicare notizie delicate. I militari della guardia di finanza seguono i suoi movimenti, quando incontra un altro ex giudice catanese: Luigi Passanisi, già presidente dei Tar Calabria e Marche. I due, oltre alle origini siciliane, condividono anche il coinvolgimento nell’inchiesta “Mozart” sulla corruzione in cui finì l’ex deputato di Forza Italia, Alberto Matacena: la posizione di Caruso fu archiviata in sede di indagini preliminari; Passanisi fu condannato a tre anni e sei mesi in appello, sentenza annullata in Cassazione per prescrizione del reato. Il 5 aprile 2016 Passanisi è alla guida dell’auto di Caruso, a Roma. In loro compagnia le cimici della Finanza.
Arrivano in via Puglie, all’indirizzo dello studio Amara. Caruso sale per un «presumibile appuntamento»; Passanisi resta in auto. Alle 19,57 si ricongiungono. «Vai sempre dritto fino a quando non c’è un posto tranquillo», suggerisce Caruso. Si fermano in via Sallustiana. «Esci dalla macchina...», è l’ulteriore indicazione. Ma, «nonostante tale accorgimento», i finanzieri colgono «alcuni tratti delle informazioni riservate» che Caruso dà a Passanisi. La frase-chiave: «Sei controllato però... Statti calmo, dice (Amara?, ndr) che hanno messo la tua casa sotto controllo. Telefoni e macchine...».
Il prestigioso studio di via Puglie 23 apre un altro link. A questo indirizzo, scrive il Gico della guardia di finanza di Roma, viene rinvenuta «carta intestata dello studio Amara dalla quale risulta che l’avvocato Toscano faceva parte dello studio Amara». Si parla di Attilio Toscano, noto avvocato catanese, non indagato. Definito «in consolidati rapporti» con l’avvocato arrestato, Toscano era già stato citato in un’interrogazione presentata da Francesco Ferrante (Pd) nel 2011 al ministro della Giustizia. Nel testo, oltre a nomi e circostanze che adesso si ritrovano nell’inchiesta esplosa in questi giorni, si faceva un esplicito riferimento alla Gi.Da Srl, «che ha come amministratore delegato tale Carlo Lena e come soci Sebastiana Bona, Attilio Luigi Maria Toscano ed Edmondo Rossi».
Lena, ritenuto prestanome di Amara, è indagato nell’inchiesta di Roma; Bona è la moglie di Amara; il deputato Ferrante sottolineava i rapporti di parentela di Toscano (figlio di Giuseppe, ex procuratore aggiunto a Siracusa e a Catania) e di Rossi (figlio di Ugo, ex procuratore di Siracusa, condannato per abuso d’ufficio nel processo sui veleni in procura). Toscano, scriveva il deputato, «oltre ad essere socio della Gi.da. Srl, è un avvocato che in molti procedimenti affianca l'avvocato Amara, quali ad esempio le vicende di Siracusa che riguardano Open Land e la Sai8». Quest’ultima società, ex gestore del servizio idrico a Siracusa, è fallita. Nel processo per bancarotta ricorrono nomi e parcelle di Amara e Toscano: 1.216.810 e 154.544 euro per il primo, 1.009.267 e 175.828 euro per il secondo. Su Sai8 il deputato Ferrante aggiungeva: «L'ingegner Torrisi, che è il figlio dell'attuale terza moglie del procuratore di Siracusa Ugo Rossi era stato nominato direttore tecnico della Sai8 poco dopo la nomina del marito della madre a procuratore di Siracusa; inoltre lo stesso ingegner Torrisi è legato da rapporti di fiducia col sostituto procuratore Maurizio Musco (oggi indagato nell’inchiesta di Messina, ndr) in quanto nominato come consulente in alcuni procedimenti penali relativi a reati ambientali».
Un’altra curiosità emerge dalle carte: fu proprio l’ex procuratore Rossi (si legge in una memoria difensiva dell’ex pm di Siracusa arrestato) a presentare Longo a Fabrizio Centofanti, l’imprenditore arrestato che - secondo i pm - pagò il capodanno a Dubai alla cricca.Ma torniamo alle società del “mondo Amara”. Il 22 dicembre 2011 (il giorno successivo all’interrogazione parlamentare) Toscano, così come Rossi Jr., escono dalla Gi.Da.: cedono le loro quote, davanti al notaio Giambattista Coltraro (indagato), alla stessa Bona e a Calafiore, l’altro avvocato arrestato. Si chiude il rapporto societario, ma continua quello professionale con Toscano. «Conosco Attilio dai tempi dell’università e lo ritengo uno dei migliori amministrativisti d’Italia. Spesso mi rivolgo a lui: lavoriamo insieme e siamo colleghi da tanto tempo», rispondeva Amara al mensile S. Ma il nome di Toscano, non inserito fra gli indagati, ricorre anche nella parte dell’informativa che riguarda l’ipotesi di frode fiscale delle società di Amara. Il riferimento è al rapporto la Jaed Immobiliare Srl (riconducibile dell’altro arrestato Centofanti). Il Gico della Gdf annota che le fatture «pari ad un totale di 387.572,50 risultino palesemente caratterizzati da elementi di sovrafatturazione qualitativa connessa alla maggiorazione degli importi richiesti in pagamento ai suddetti professionisti (Amara e Toscano) in relazione ai lavori eseguiti presso il suddetto immobile».E infine, fra le tante citazioni dell’amministrativista catanese, c’è un passaggio su un’altra società del “mondo Centofanti”: «La condotta consistente nell’emissione da parte della Faust Immobiliare Srl delle fatture (...) nei confronti dei professionisti (Amara e Toscano) in relazione ai lavori eseguiti presso il suddetto immobile».

E infine, fra le tante citazioni dell’amministrativista catanese, c’è un passaggio su un’altra società del “mondo Centofanti”: «La condotta consistente nell’emissione da parte della Faust Immobiliare Srl delle fatture (...) nei confronti dei professionisti Amara Piero e Toscano Attilio Luigi Maria relative all’annualità 2012 ritenute relative ad operazioni inesistenti ed utilizzate sicuramente da Amara Piero al fine di evadere le imposte».
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 12:05:
«E' vicino al clan dei Renzivillo», la Dia sequestra 2 milioni a imprenditore di Gela
09/02/2018 - 09:20
Il provvedimento del Tribunale di Caltanissetta nei confronti di Cristoforo Palmieri. Sigilli a case, terreni ed aziende sparse tra Gela, Vittoria, Acate, Parma, Vicenza e Bucarest
La Direzione Investigativa Antimafia di Caltanissetta, coadiuvata dai Centri Operativi di Milano e Padova, nonché dalla Sezione Operativa di Bologna, ha sequestrato, su provvedimento del Tribunale di Caltanissetta che ha accolto la proposta del Direttore della Dia, beni per un valore di circa due milioni a Cristoforo Palmieri, 47enne di Gela, già indagato nello scorso mese di gennaio sempre dalla Dia, in concorso con altre 5 persone, per fittizia intestazione di beni e per aver favorito il clan mafioso dei Rinzivillo.
Palmieri, spiega una nota della Dia, gravato da numerosi precedenti di polizia per rapina, estorsione, ricettazione, furto aggravato, porto abusivo e detenzione illegale di armi, associazione per delinquere finalizzata alle truffe, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altri reati, nonché indagato (insieme ad altre persone) per l’omicidio di Crocifisso Sartania, avvenuto nel 1995 ad Acate nel Ragusano, è risultato vicino sia alla “stidda” che a “cosa nostra” di Gela e di Vittoria, di cui è stato appurato essere un riferimento “sicuro” e “carismatico”.
Il sequestro, il cui valore complessivo supera i 2 milioni di euro, ha interessato la “Ditta Individuale Curvà Rosalba” di Acate, il 50% del capitale della “C.I.M. Costruzioni Industriali s.r.l.” di Gela, la “C.I.M. Impianti industriali s.r.l. - Società in liquidazione” di Vittoria, la “Soces s.r.l.” di Gela - con unità locale a Parma, la “Soces s.r.l.” di Acate, la “R.c. Technology s.r.l.” di Gela, la “Padis Isolamenti s.r.l. con sede legale a Bucarest, domicilio fiscale a Milano e luogo di esercizio a Gela, il 55% della ''M.S.G. Costruzioni s.r.l.s.” di Gela, la “Montecchio Bowling s.r.l.” di Montecchio Maggiore, otto tra fabbricati e terreni ubicati a Gela e Vittoria e numerosi rapporti bancari.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 11:57:
Giustizia e corruzione, gli indagati sapevano: e uno è fuggito a Dubai
Si tratta dell'avvocato Giuseppe Calafiore che se non fosse partito sarebbe finito agli arresti domiciliari
ROMA - L’avvocato siracusano Giuseppe Calafiore raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari in un’indagine congiunta tra la procura di Roma e quella di Messina, ha lasciato l’Italia ieri in direzione Dubai. E' quanto emerge da fonti giudiziarie a poche ore dall’operazione che ha portato alla richiesta di arresto di 15 persone. Evidentemente l'avvocato era venuto a conoscenza in qualche modo che per lui stava per scattare l'arresto ai domiciliari.
Nel corso degli accertamenti, inoltre, è emerso come parte degli indagati, in particolare quelli che operavano a Siracusa, sapessero in anticipo che la Procura di Roma avrebbe fatto scattare il 24 marzo dell’anno scorso una serie di intercettazioni poi attivate nel mese di aprile. Gli inquirenti indagando su un magistrato del Consiglio di Stato della Sicilia e su uno della Corte dei Conti, hanno scoperto che i due sono stati ricevuti un giorno dall’avvocato Pietro Amara presso il suo studio. Quest’ultimo li ha avvisati che le loro utenze erano sotto intercettazione. Infine proprio ieri è stato perquisito un dipendete del ministero dell’Economia che secondo quanto emerge in un’intercettazione si era adoperato per informare l'imprenditore Ezio Bigotti che l’Antitrust aveva acceso un faro su una sua società in corsa per gli appalti in Consip. Lo stesso dipendente comunque si sarebbe mosso per sapere se la Procura aveva avviato indagini.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 11:55:
Magistrati corrotti a Siracusa, il ministro Orlando: «Fenomeno preoccupante»
L’inchiesta della procura di Messina nasce dall’esposto firmato da otto pubblici ministeri di Siracusa colleghi del pm inquisito
ROMA - «Ora c'è un’azione penale in corso e sullo stesso giudice c'era già stata un’azione disciplinare. Non possiamo che attendere la conclusione delle indagini, anche per avere un quadro della diffusione del fenomeno che a prima vista appare preoccupante». Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando a margine di un convegno interpellato sulla vicenda che coinvolge il giudice Giancarlo Longo, arrestato oggi.
In merito all’inchiesta il ministro Orlando, in quanto titolare dell’azione disciplinare, chiederà - a quanto si apprende - tutti gli atti che i magistrati ritengono ostensibili, a cominciare dall’ordinanza di custodia cautelare.
L’inchiesta della procura di Messina che avrebbe scoperto l'associazione criminale di cui facevano parte l’ex pm siracusano, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, per anni capace di pilotare e condizionare indagini penali a vantaggio dei clienti dei due legali, anche grazie alla complicità di una serie di consulenti tecnici, nasce dall’esposto firmato da otto pubblici ministeri di Siracusa, colleghi di Longo.

L’esposto è del 24 settembre del 2016 e denuncia il sospetto di rapporti illeciti tra l’ex pm, nel frattempo trasferito al tribunale civile di Napoli, e Calafiore e Amara. Rapporti, che, scrivevano i magistrati, sarebbero stati una sorta di "prosecuzione sottotraccia» delle relazioni illegali che un altro pm siracusano aveva con i due difensori. Si tratta di Maurizio Musco, che è stato condannato con sentenza definitiva per abuso d’ufficio insieme all’allora capo della Procura Ugo Rossi.
La società di consulenza di Amara, che è anche legale esterno dell’Eni, e Calafiore, ha rapporti economici, tra l’altro, con gli imprenditori siracusani del «gruppo Frontino», che sarebbero, secondo l’accusa, tra i soggetti avvantaggiati da Longo.
Il pubblico ministero Giancarlo Longo , che si autoassegnanva fascicoli per spiare le indagini altrui, avrebbe agito su input del legale siracusano
SIRACUSA - Gestiva la giustizia e le indagini come fossero cosa sua, anzi, cosa loro. Perciò i pm di Messina, coordinati da Maurizio de Lucia, contestano al collega Giancarlo Longo, da mesi trasferito dalla procura di Siracusa al tribunale di Napoli, l’associazione a delinquere, oltre al falso e alla corruzione in concorso con gli avvocati siracusani Piero Amara e Giuseppe Calafiore.
Longo, autoassegnandosi fascicoli per spiare le indagini altrui sui clienti più rilevanti dei due difensori o attraverso consulenze pilotate per scagionarli, praticamente vendeva la sua funzione in cambio di soldi e favori.
Ma secondo quanto emerge dalle indagini il "regista occulto" delle sentenze pilotate era l'avvocato Amara, arrestato anche lui oggi per corruzione, falso e associazione a delinquere.
Piero Amara, 48 anni, è un avvocato siracusano che ha svolto attività legale anche per l'Eni. Ritenuto molto vicino all’ex procuratore Ugo Rossi e all’ex pm Maurizio Musco, entrambi condannati per abuso d’ufficio, nel 2009 è stato condannato (pena sospesa) per accesso illecito al sistema informativo della Procura di Catania.
Due anni fa finì sotto inchiesta a Cassino in una indagine su presunti aggiustamenti in cambio di soldi di una perizia ambientale sulla raffineria di Gela. L’indagine è stata archiviata.
Fu indagato a Siracusa, insieme al suo collaboratore Alessandro Ferraro, oggi arrestato, in uno stralcio dell’inchiesta su Musco e Rossi. E nell’aprile 2017 dalla Procura di Roma per l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata a false fatture. Dagli accertamenti venne fuori che Amara era socio di un ex magistrato del Consiglio di Stato in una società maltese che si occupava di start-up.
Dall’inchiesta che oggi ha portato al suo arresto è emerso che Amara, insieme al socio Giuseppe Calafiore e al pm Giancarlo Longo, e grazie alla complicità di una serie di consulenti tecnici, avrebbe condizionato l’esito dei procedimenti penali aperti dalla Procura di Siracusa su alcuni suoi clienti. In particolare il pubblico ministero Longo, su input di Amara, avrebbe messo su un’indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione dell’Eni e del suo ad Claudio Descalzi. In realtà, per gli inquirenti, lo scopo sarebbe stato intralciare l’inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto.
Tutto ha inizio nel 2016 quando Alessandro Ferraro, anche lui tra gli arrestati e collaboratore di Amara, denuncia alla procura di Siracusa di essere stato vittima di un tentativo di sequestro. Longo si assegna il fascicolo. E comincia a svolgere indagini con acquisizioni documentali a proposito del presunto complotto contro l’Eni e Descalzi di cui parla un personaggio citato da Ferraro, il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi. Si tratta di indagini di dubbia utilità, dicono gli inquirenti, e a luglio 2016 Longo è costretto a mandare tutto alla procura di Milano che sull'Eni indaga per corruzione internazionale. Nonostante questo, continua a compiere atti istruttori.
I pm milanesi, che sul depistaggio indagano da mesi, oggi hanno perquisito Massimo Mantovani, l’ex responsabile dell’ufficio legale Eni fino all’ottobre 2016 e attuale "Chief Gas & Lng Marketing and Power Officer" del "Cane a sei zampe", indagato per associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati. Secondo la procura milanese lui ed Amara sarebbero gli organizzatori delle presunte manovre di depistaggio al fine di condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria. La società, dal canto suo, «confida nella correttezza dell’operato del proprio management - si legge in una nota - e avvierà come in ogni altra circostanza analoga le opportune verifiche interne. Eni, non indagata, auspica che si faccia quanto prima chiarezza sui fatti oggetto di indagine».
I magistrati parlano esplicitamente di «regia occulta di Amara che, avvalendosi dell’asservimento di Longo, orchestrava una complessa operazione giudiziaria il cui fine ultimo era di ostacolare l’attività di indagine svolta dalla procura di Milano nei confronti dei vertici dell’Eni».
Il pm per i suoi "servigi" sarebbe stato pagato sia in contanti che "in natura", ovvero con viaggi e vacanze. Un viaggio a Dubai con moglie e figli, un capodanno al Grand Hotel Vanvitelli a Caserta e 80mila euro in contanti sarebbero il prezzo della corruzione del pm Giancarlo Longo. Longo avrebbe «svenduto la funzione giudiziaria» in cambio di soldi e favori per avvantaggiare i clienti di due avvocati siracusani Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Il viaggio a Dubai sarebbe stato pagato da un altro avvocato Fabrizio Centofanti, anche lui coinvolto nell’indagine. Ma le somme, dicono gli inquirenti, sarebbe state solo anticipate da Centofanti e in realtà la fonte ultima del denaro sarebbe stata Amara.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 11:50:
Giustizia corrotta a Siracusa, quando il pm Longo cercava le microspie nel suo ufficio
Una telecamera piazzata nella stanza lo immortala mentre sale sulla scrivania per perlustrare l'ufficio. A dargli la "dritta" fu il pm Musco
SIRACUSA - Giancarlo Longo, ex pm di Siracusa arrestato oggi, tra l’altro per associazione a delinquere e corruzione, aveva il sospetto che stessero indagando su di lui. Per questo commissionò a un privato che lavorava con la Procura di effettuare una bonifica all’interno del suo ufficio per verificare l’eventuale presenza di microspie. Con il tecnico si giustificò dicendo che ad indurlo in allarme era stata la «visita» dei finanzieri inviati dalla Procura di Messina che, in effetti, stavano indagando sul collega.
La bonifica non diede frutti, ma Longo, qualche giorno dopo, trovò le «cimici» da solo. Una telecamera piazzata nella stanza lo immortala mentre sale sulla scrivania per perlustrare l'ufficio. Per accertare chi gli avesse dato la "dritta", gli inquirenti decisero di sequestrargli il cellulare e andarono in Procura, ma l’ex pm non c'era. Ad avvertirlo fu un collega, anche lui già indagato e condannato per vicende analoghe, Maurizio Musco.
A quel punto, Longo si precipitò in ufficio e dichiarò: «Non ho al seguito il cellulare contraddistinto in quanto, lo stesso, si è rotto. Preciso, altresì, che tale apparato telefonico si trova presso la mia abitazione di Mascalucia». Ma chiaramente a casa dell’ex pm del telefonino non c'era traccia. Longo l’aveva fatto sparire.
mm Antonio de Lieto Vollaro pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 11:45:
Parte da Catania, su segnalazione di Meter, inchiesta pedofilia on line: sei indagati
La Polizia postale etnea ha scoperto sulla Rete un forum che rinviava ad uno spazio virtuale contenete un archivio di migliaia di video/foto di pornografia minorile denominato «La Bibbia 3.0»
CATANIA - La Procura Distrettuale di Catania ha coordinato una operazione di contrasto della pornografia minorile on-line, condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, sfociata nell’esecuzione di perquisizioni nelle province di Napoli, Bologna, Chieti e Lecce e nel sequestro di numeroso materiale informatico. Sei le persone indagate per divulgazione di immagini e video pedopornografici.

L’indagine è stata avviata dalla Polizia Postale di Catania in seguito ad una segnalazione dell’associazione Meter che indicava la presenza sulla Rete di un forum che rinviava ad uno spazio virtuale contenete un archivio di migliaia di video/foto di pornografia minorile denominato «La Bibbia 3.0».
All’interno dell’archivio i file erano minuziosamente catalogati in cartelle. Il creatore del forum invitava gli utenti a immettere altri file di contenuto analogo. Le investigazioni informatiche hanno consentito di individuare il presunto creatore del forum, successivamente chiuso, residente in provincia di Napoli, e le altre cinque persone che avevano diffuso l’archivio informatico tramite altre piattaforme web, tra cui anche servizi di file sharing. Sono ancora in corso le attività per l’identificazione delle minori riprese nei video. Presenze del vasto archivio informatico sono state rinvenute anche sul Deep Web, il Web sommerso. Il materiale informatico sarà sottoposto ad analisi da parte del personale specializzato della Polizia Postale.
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