delieto_amicizia

Amicizia con l’A’ Maiuscola

Termini Imerese 1965

Giorgio e Ninuzzo, sono cresciuti insieme, fin dai primi anni della loro vita. Giorgio, figlio unico di operai della Fiat,  trasferitesi da Torino a Termini Imerese,  quando era ancora di pochi mesi.

La famiglia di Giorgio era riuscita ad ottenere un modesto appartamento in un agglomerato di palazzi popolari. Ninuzzo invece è siculo dalla nascita, i suoi vivono d’espedienti, il più delle volte illeciti, e spesso il padre entra ed esce dal carcere, mentre la madre, prova tanti modi, per sopravvivere con il figlio. La loro amicizia nacque già fin dall’asilo nido comunale, incrociandosi carponi, a condividere delle matite per disegnare. Seppur di modesto ceto sociale, e comunque brava gente, entrambi i genitori erano riusciti a trasmettere un minimo d’educazione e sani principi morali, tenendolo sempre fuori, dai loro problemi economici e personali. Sarà stata anche la vicinanza del suo amico Giorgio e il frequentare la sua famiglia, andando a studiare a casa loro, che Ninuzzo riuscì a tenersi fuori dai guai e dal brutto ambiente del loro borgo, evitando di frequentare dei ragazzi, già dediti alla microcriminalità. Crescendo, entrambi ancora bambini, mostravano già un bel fisico robusto; Giorgio di carnagione tipicamente chiara del nord, con occhi chiari e capelli sempre rasati corti, Ninuzzo invece di carnagione tipicamente scura e perennemente abbronzata, da farlo scambiare per un immigrato, con chioma alla Nino d’Angelo, del quale era uno sfegatato fan. Sarà per tenerezza, o per forma di solidarietà, che la famiglia di Giorgio l’accolse con amore in famiglia, dando spesso aiuti, procurando dei lavori saltuari alla madre e a volte anche al padre. Finite le elementari, Ninuzzo, mostrava svogliatezza nello studio e non voleva più continuare gli studi. Giorgio gli voleva bene come il fratello minore sempre desiderato e mai avuto e lo consigliava sempre per il meglio, stimolandolo in ogni cosa. L’estate in Sicilia, rispetto alle altre regioni, arriva in anticipo, e in concomitanza con le vacanze estive.

-“Ninuzzo, ora pensiamo a riposarci e divertirci! Mio padre mi ha promesso che questo week end ci porterà in una spiaggia bellissima, dove potremo fare il bagno e giocare sulla spiaggia!”

– “ Beato te, io invece dovrò aiutare mia madre a lavorare! Mio padre è dovuto partire nuovamente per cercare lavoro lontano! Questa volta pare che starà via parecchio! Non m’iscriverò neppure a scuola, non abbiamo i soldi e non tengo neppure la voglia, di studiare, pensando ai sacrifici che deve fare mia madre, per farmi studiare!”. Rispose con tono mesto.

–“Ninuzzo ma che dici, non puoi abbandonare gli studi! Devi farlo per te, e proprio per tua madre e non credo che lei sappia già le tue intenzioni! Il nostro futuro, sta nella cultura, più sai e meglio puoi difenderti da chi vorrà prenderti in giro! Inoltre che lavoro potrai trovare senza un titolo di studio appropriato? Io vorrò fare il poliziotto, come il commissario Maigret o quelli che si vedono in tv e nei films americani! Lottare per la giustizia e difendere i deboli come te!”- rispose Giorgio, mostrando invece idee ben chiare sul suo futuro.

–“Già, e morire ammazzato in un conflitto a fuoco! Bella prospettiva! Io, vorrò fare il muratore o il barista, guadagnerò poco, ma vivrò più a lungo, nel farmi i fatti miei! Magari un giorno riuscirò a comprarmi una casa tutta mia, con annessa l’attività dove lavorare! Lavorerò si, duro e onestamente, come fanno i miei, e andare comunque orgoglioso, di non aver dovuto sparare a nessuno o morire per una raffica di mitra in una rapina!”- ribattè Ninuzzo.

-“In ogni caso, a questo penseremo quando saremo un pò più grandi, adesso ci toccherà fare le medie, e poi alle superiori, decideremo gli studi da fare! A te ci penserò io, ti procurerò i libri per studiare ed aiutarti nelle materie dove avrai più difficoltà! E poi sentivo dire ai miei che si stanno prodigando a trovare un lavoro più redditizio a tua madre! Verrà a fare le pulizie nel nostro palazzo, inserendola in una cooperativa!”- gli rispose abbracciandolo, mettendogli un braccio sulla spalla.

-“Wow, grazieee! Non vedo l’ora di dirlo a mia madre! E grazie anche a te che riesci a farmi trovare sempre il sorriso! Chi arriva ultimo, paga il gelato, dai corri!”- lo ringrazia Ninuzzo, girandosi e stringendoselo forte a se, per poi scappare via correndo, sapendo che il gelato alla fine lo pagherà sempre il suo amico.

L’estate scorse veloce, come tutte le belle estate degli adolescenti, passandola spensieratamente. A settembre, iniziarono le lezioni, e pure Ninuzzo, fu presente, come vicino di banco del suo amato amico Giorgio. I mesi volarono via veloci e arrivarono pure le festività, chiudendo un anno, mediocre per tutti. Quello nuovo purtroppo, iniziò nefasto per Ninuzzo, che divenne orfano di padre, a causa di male incurabile, il cui letto di morte, fu la brandina del carcere, e pure ciò a Ninuzzo, ci fu celato per molti anni. La madre di Ninuzzo, subito dopo la morte del padre, subì lo sfratto e dovette accontentarsi di vivere in un monolocale di uno scantinato, nel complesso delle case popolari, dove viveva Giorgio con la sua famiglia. Ninuzzo, attaccassimo alla madre, ne era gelosissimo, man mano che cresceva, poiché vedeva sempre diverse figure maschili che le ronzavano attorno, e mai che lei si decidesse ad avere una storia stabile, per sistemarsi definitivamente e di questo se ne vergognava tantissimo.

Gli anni passavano e pure il periodo dell’adolescenza, e iniziarono i primi problemi sociali. Giorgio subiva una rigida educazione e un orientamento scolastico specifico, mentre Ninuzzo, abbandonò gli studi, dopo aver concluse le medie a malapena. Con l’abbandono degli studi, inesorabilmente accadde pure un allontanamento e frequentazione d’entrambi e la famiglia di Giorgio, che già cominciava veder prendere a Ninuzzo, un incerto destino, non compiacente. Il destino aveva già segnato un solco per entrambi. Ninuzzo si vide costretto a aiutare la madre, cercando di lavorare in qualsiasi modo, lavori onesti inizialmente trovati dalla famiglia di Giorgio, come meccanico, garzone di bar, manovale eccetera. I pochi soldi guadagnati non bastavano mai, la benzina per uno scassato motorino, l’uscita con le prime ragazze, per non parlare delle bollette di luce, dell’acqua, la morosità dell’affitto di quella stamberga, che divennero stimolo di depressione per madre e figlio, più per Ninuzzo, che voleva vedere serena la madre. Ogni giorno si alzava alle 6 del mattino, per andare a lavorare, lasciando tutto pulito a casa, compreso caffè pronto e delle fette di pane con della marmellata racimolata in qualche bar, nelle piccole confezioni. La madre dormiva ancora quando lui, usciva di casa e la sera si ritirava tardi, quando lui già dormiva, essendosi coricato presto. Una sera fu invitato dal datore di lavoro, insieme ai suoi colleghi, ad una serata spensierata. L’indomani avevano il giorno libero, e cosi quella sera fecero più tardi del solito. Come spesso accade, grazie a qualche birra di troppo, l’euforia fa da tentatrice e i suoi colleghi lo trascinano nel luogo frequentato dalle passeggiatrici. A bordo di una delle macchine d’amici, accostano una prostituta, più per divertirsi che per fare sul serio. Sarà stata la sbornia o una canna di troppo che Ninuzzo intravede da lontano un’auto ferma a lui familiare. Scende dall’auto per cercare di capire chi è la persona a bordo, ma quel che vede non gli parse vero. Il tizio che sta frequentando ultimamente sua madre, è un pappa, uno sfruttatore di quelle povere ragazze. Risalito in auto, chiede di voler essere accompagnato a casa, che non si sente bene, ma nel fare inversione per tornare indietro, passano davanti a quell’auto, posteggiata mezzo nascosta, tra le fronde degli alberi del viale, già poco illuminato, ebbe la conferma di quel che mai avrebbe immaginato.

Di colpo chiede d’arrestare l’auto e di farlo scendere immediatamente.

–“Hei ninuzzo, ma che lo conosci quello la? Allora sei di casa qui! Te le fai gratis e non dici niente agli amici tuoi?”- gli scherzano dietro, per poi zittirsi di colpo. Ninuzzo ha visto quel che mai avrebbe voluto vedere e sentire.

-“E tu cosa ci fai qui? Io credevo che tu andassi a lavorare onestamente, senza bruciare la tua e la mia di dignità! Tutte le cose belle che mi dicevate tu e papà, che fine hanno fatto? Che senso avevano per voi? Mi dicevate sempre che il nostro futuro era basato sul  vostro lavoro onesto! Tu lavori nell’impresa di pulizia, ed io dalla mattina alla sera come manovale e come barista! Due lavori, per vederti serena, e mi ripaghi cosi? Che motivo c’era per metterti a fare pure questo schifo di lavoro? Chi questo bastardo al quale ti ho visto dare dei soldi?”  gridò in faccia a sua madre, truccata ed abbigliata inequivocabilmente, oltre alla scena alla quale ha appena assistito.

-“Hei tu, cosa vuoi, non venire a disturbare chi lavora! Togliti dai coglioni, tu e i tuoi amici! Se volete scopare bene, oppure ve ne andate via, prima che perdo la pazienza! E tu vattene subito a lavorare, per recuperare il tempo che hai perso con questo bamboccio!”- intervenne nel frattempo il tipo che stava in auto.

–“Lei è mia madre e verrà via con me! Ti riconosco, ti ho visto più volte vicino casa mia! Ti è andata bene finché non ho scoperto che razza di bastardo sei! Se mio padre fosse stato ancora vivo, tu non ne avresti potuto approfittare! Ora ci sono io, che so e con noi hai chiuso! Vattene via tu, invece, prima che ti faccio a pezzi, pezzo di merda che non sei altro!”- gli rispose con il sangue agli occhi, mettendosi davanti a sua madre a proteggerla.

Il tizio, con molta flemma, girò il braccio dietro la schiena e lo ripropose in avanti con pistola in pugno.

-“Bene, vedo che è arrivato il momento, di parlare un’altra lingua, ma a parlare sarà la mia fidata amica, che non sbaglia un colpo!”- ribattè prontamente, puntandogli la canna della pistola, dritto in mezzo agli occhi. I suoi amici, comprendendo l’angoscia del loro amico, e in quali altri guai, stava per ficcarsi, sono scesi dall’auto, per difenderlo e di tirarselo via. Nel frattempo, uno di loro aveva avvertito la polizia, per quel che stava accadendo.

–“Ninuzzo, se mi vuoi ancora bene, vattinne, questo non è luogo per te! Io tornerò a casa, come sempre stanotte! Adesso non fare sciocchezze, questa è gente che non scherza! Tu hai un futuro davanti, onesto e tranquillo! Io e tuo padre abbiamo fatto l’impossibile per tenerti fuori, da queste tristi realtà, perché volevamo che tu crescessi pulito e immune al virus della criminalità come i coetanei tuoi, del nostro quartiere! Ti giuro che non ho mai fatto questo mestiere, ma sono stata costretta dai debiti!”- si mise a gridare sua madre, sperando di convincerlo ad andarsene.

–“Si Ninuzzo, andiamo, qua finisce male per tutti! Questo spara, e non gliene frega niente d’ammazzarci tutti! Magari ha già altri morti sulla coscienza, sempre che ne abbia una!”- gli fanno eco gli amici suoi, sperando che la cosa finisca li, tirandoselo via. Il suono delle sirene della polizia, ha fatto desistere il tizio, che ha preferito allontanarsi, per non avere noie con la polizia, tuttavia prima d’andarsene fece segno a Ninuzzo, che avrebbero proseguito la discussione. I colleghi suoi, riuscirono a buttare dentro l’auto Ninuzzo, che si tirò dietro pure sua madre. All’arrivo della polizia, il luogo risultò come sempre, animato solo dalle prostitute e dai clienti che s’andavano fermando di volta in volta. In auto, il silenzio tra gli occupanti, procurava a tutti una sensazione di gelida prospettiva, che qualcosa si era inevitabilmente rotta tra Ninuzzo e sua madre, ma fondamentalmente dentro di esso, era avvenuta una pericolosa spaccatura dell’anima. Quando mancano i soldi, le tentazioni di facili guadagni, offerti nell’ambiente nel quale vivevano erano fortissimi, specie per un ragazzo divenuto ormai adulto, con le necessità di vita che ne conseguono, nato e cresciuto nella miseria e desolazione familiare, restato orfano di padre. La droga e le bande di giovani criminali, dedite a scippi, rapine e spaccio, fu l’inizio di un tracollo di una realtà al quale non era per nulla preparato a cui si era sempre rifiutato di farne parte. Seppur povero, era cresciuto con dei sani principi, trasmessagli dai suoi genitori, anche se essi stessi, erano stati i primi a trasgredirli, nel nome della sopravvivenza del loro unico tesoro. A casa, seppur giunti a tarda notte, Ninuzzo non si dava pace.

-“Mamma, dimmi una cosa, sincera: papà lavorava onestamente, oppure anche lui, era dedito a traffici illeciti? E tu? Devi dirmi tutto, adesso, ora, non andremo a letto sempre se ci andrò, se prima non mi avrai raccontato tutto!”- gli disse con tono rabbioso, ma fermo e deciso.

-“Papà, non era un criminale, non ha mai fatto male a nessuno! Ha sempre espletato vari lavori spesso umili, faceva solo qualche furtarello di poco conto, e contrabbandava sigarette, oppure quando aveva la bancarella di rigattiere, capitò di vendere qualche oggetto di dubbia provenienza, sicuramente furtiva! Lui prendeva solo qualche percentuale, appena riusciva a venderlo! Io ero sempre a conoscenza dei suoi movimenti, delle sue azioni, e lo aiutavo quando potevo, a coprirlo pure con falsi alibi! Tu però dovevi restarne fuori, ci promettemmo a vicenda, che tu dovevi avere il necessario per studiare, e crescere bene, per costruirti una vita onesta e prosperosa! E cosi sarà, devi continuare sulla tua strada onesta! Tu sei cresciuto bene, con i sani principi che t’insegnammo! Per l’ignoranza, a stento sapeva scrivere e leggere, che si trovò dopo la guerra a fare mestieri umili! Ecco perché facevamo sacrifici per farti studiare! Tu almeno hai la terza media e un lavoro onesto puoi farlo!” Le raccontò piangendo sua madre.

–“E tu come sei finita a fare quella vita? Adesso per tutti sono il figlio di una puttana! Una umiliazione e una vergona, con i miei amici e colleghi che resterà indelebile! Con quale faccia potrò presentarmi al lavoro, dopodomani? Il mio futuro è crollato stanotte, e non perché non potrò andare a lavorare li, ma sono crollati i miei ideali, si è cancellato in un istante, quel che mi avete amorevolmente insegnato! Non so più a cosa credere, cosa fare, che decisione prendere! Che legami hai con quel tizio? Perché ti tratta come una sua schiava?”- le chiede prendendola per le spalle e tenendola stretta contro il muro della cucina.

-“Gli dovevo dei soldi, molti, rispetto a quelli che riusciamo a guadagnare entrambi! Quando morì papà, io non sapevo come fare per andare avanti! Si presentò come un amico di tuo padre, dicendomi che gli doveva un favore, e cosi mi diede dei soldi! In seguito però divenne uno strozzino, ne voleva sempre più, e mi disse che se lavoravo per lui, avrei potuto risolvere il problema! Mi veniva difficile affrontare quel tipo di vita che non l’ho mai fatto prima, cosi una di loro, mi ha dato della polvere bianca, che m’avrebbe fatto trovare la forza e il coraggio di farlo! Il risultato è stato che il debito è aumentato, per potermi pagare pure quella merda bianca!”- rispose in lacrime abbracciandoselo.

– “Ah ecco, io ero la persona estranea con cui non potevi parlarne! Invece ridurre la nostra famiglia ancora più da schifo da come si trova, è stata una scelta azzeccata! Lavorare questi anni per niente, cercando di tirare avanti, facendomi forza dei vostri principi e insegnamenti! Sai quante proposte ho avuto da gente che m’offriva lavori redditizi? Spaccio, rapine, furti, scippi, truffe, e ti sostengono pure con l’avvocato giusto, che riesce più con altre conoscenze, che con la sua vera abilità a farti uscire fuori, e addirittura con la fedina penale pulita! Invece no, sempre no, perché credevo in quel che mi avevate trasmesso! Cazzo cazzo cazzo, cosa devo fare adesso? L’unica strada è andarsene via da qui, cambiare aria, città, nazione, se occorre, tu per il tuo strozzino magnaccio, io per non essere lo zimbello del quartiere, per giunta facile obiettivo di ricatti e d’intimidazioni !”- le dice calmandosi un po’, passando dalla rabbia a una forma di rassegnazione per il totale cambiamento che li aspetta.

– “Hai ragione, fuggiamo via e ricominciamo da zero! Facciamo subito le valigie e scappiamo stanotte stessa!” Gli fa eco sua madre.

-“No, stasera è troppo presto! Lui ci terrà d’occhio, abbiamo bisogno d’aiuto e di soldi, per andarcene, senza far capire nulla a nessuno! Solo chi so io, potrà sapere la verità! Domani non aprire e non rispondere a nessuno! Se proprio dovrai rispondere, dirai che hai il ciclo e non ti senti bene, cosi avremo qualche giorno di tempo per organizzarci! Al resto penserò io!”- le dice sollevandole il viso e baciandola sulla guancia. Attende che lei s’addormenti ed esce di casa. E’ quasi l’alba, quando va a bussare alla porta dell’appartamento di Giorgio. Gli va ad aprire sua madre, che stupita di vederlo dopo tanto tempo, immagina che si trovi in guai seri e lo fa accomodare.

-“Ninuzzo, che succede, hai bisogno di soldi?”- gli dice subito capendo che è li per chiedere aiuto.

-“Si signora Rosa, mia madre è caduta nelle mani di uno strozzino a mia insaputa! Ci ha già minacciati! Dobbiamo fuggire, non voglio sottostare a quel porco! Cercavo Giorgio, ho saputo che è entrato in polizia!”-le risponde.

-“Non c’è, infatti è a Roma a completare la scuola di polizia! Denunciate il fatto e vedrete che si risolverà tutto! Occorre avere fiducia nelle istituzioni e nello stato! Proprio tu che hai sempre sostenuto ciò, e adesso vuoi fuggire?”- le ribatte la signora.

-“Signora Rosa, non è il momento per discutere delle mie ideologie e idee! Se può aiutarmi bene, altrimenti grazie lo stesso! Io e mia madre abbiamo pochissimo tempo! La devo liberare da una brutta schiavitù, e dobbiamo partire stanotte stessa, prima che viene a cercarci a casa!”- le dice, quasi urlando.                        –“Shhh, calmati, finisci col svegliare tutto il palazzo, vedo cosa posso darti! Entra, non è bello stare davanti la porta!”- gli rispose, tirandoselo per un braccio. Ritornata nella stanza da letto, il marito le sente aprire il cassetto del comò –“Rosa, perché ti sei alzata? Cosa stai cercando di fretta, alle quattro del mattino? Io fra due ore devo andare a lavorare! Cosa succede, perché sei cosi trafelata?” le chiede, con un occhio chiuso e l’altro aperto.

–“Scusami caro, non volevo disturbarti, ma pare che Ninuzzo, si sia cacciato in un brutto guaio! Mi ha chiesto aiuto, vuole lasciare la città, adesso! Pare che degli strozzini li abbiano minacciati! Ha cercato di Giorgio, sperando in un suo aiuto immediato come poliziotto! Teme che li vengano a cercare a casa a breve! Mi ha parlato che vuole liberare sua madre da una schiavitù! Probabilmente li pressano chiedendole sempre più soldi, oltre la cifra iniziale pattuita!”- le ribatte lei.-

“ Oh Santo Dio!”- esclamò lui.-“Alle quattro del mattino, non possiamo certo chiamare ne Giorgio, ne il nostro caro amico, che già ci sta favorendo per Giorgio all’accademia! Fatti lasciare un recapito telefonico, cosi vedremo domattina di poterlo contattare, appena avremo saputo come aiutarli! Ninuzzo è un bravo ragazzo, molto sfortunato! Non credo che lui si metterà mai a fare cose illegali, ma di fronte a proteggere una madre e se stesso, non so cosa pensare! Davanti alla disperazione, tutti troviamo il coraggio di fare cose, che mai avremmo voluto fare: anche uccidere!”- concluse.

–“Ma non dire scemenze, per l’amor di Dio! Cosa vai a pensare, non dirlo neppure per scherzo! Gli do cinquecento euro, spero gli bastino, se ne ha altri racimolati per i fatti suoi! Si domani, con calma chiameremo sia Giorgio che il suo patrozzo! Sono certo che potranno aiutarli!”. Si rincuora Rosa, raggiungendo Ninuzzo all’ingresso.

–“Ecco, avevo solo questi dentro casa, spero ti bastino! Ninuzzo, guardami negli occhi, ti prego non fare cose di cui pentirtene e non poter tornare indietro! Se un ragazzo buono, cresciuto con sani principi, Dammi il tuo cellulare, e questi sono il numero di Giorgio e i nostri numeri cosi resteremo in contatto, e lo darò a Giorgio, anzi raggiungilo li, magari saprà come sistemarvi provvisoriamente!”- gli disse abbracciandoselo forte.

– “Grazie mille mamma Rosa, posso chiamarti cosi? Sicuro, ti farò sapere quando saremo arrivati e dove! Spero di riabbracciarvi presto, tutti e tre!”- le rispose con tono mesto.

– “Ninuzzo, a me non mi saluti? Parti e non dici nulla nel cuore della notte? Mi raccomando, noi staremo con te, non fare sciocchezze e tieni il sangue freddo! Rosa mi ha detto tutto di la! Hei, quella è brutta gente, da solo non puoi farcela! Chiama Giorgio, saprà proteggerti come sempre, da quando eravate picciriddi! Questi sono altri duecento, che avevo in tasca!”- glieli diede, mentre se lo stringeva forte a se.

-“Siete fantastici, grazie, non so se potrò mai restituirvi, questo denaro un giorno, sicuramente farò tesoro del vostro affetto! Non vi dimenticherò mai e neppure mia madre! Vi ha sempre nel cuore, per tutto quello che avete fatto finora per noi!”- detto questo, diede un bacio ad entrambi e se ne andò.

Nel rientrare a casa, viene colto da una terribile angoscia. A pochi metri da casa sua, nota un’auto posteggiata, a lui familiare. Non ha dubbi nel vederla meglio; è l’auto di quel bastardo. <“Cazzo, pensò fra se e se, non ha perso tempo nel presentarmi il conto di stasera, forse si sarà nascosto per darmi una lezione. Devo tenere gli occhi aperti e pronto a qualsiasi aggressione, sempre che non decide di farmi direttamente la pelle.> Mentre meditava, si guardava in giro, cercando un bastone, o una bottiglia rotta per accennare almeno ad una difesa, “ <davanti a una canna di pistola, si può fare ben poco”> continuava a pensare. Una strana calma però regnava attorno, molto tetra e sospetta, che l’accompagnò fino all’apertura della porta di casa, senza vedere neppure l’ombra di un gatto. Accesa la luce, l’angoscia si tramutò in concretezza, rappresentata da due figure, una maschile e l’altra femminile, davanti ai suoi occhi.-“Credo che dovrete rivedere i vostri programmi di viaggio! Credevate di potervela filare cosi, senza salutarmi? Tua madre non può partire, senza avermi prima restituito quello che mi spetta!”- gli ringhiò il tizio, con un tono tra il sottovoce e l’ironico. Spavaldamente teneva ben salda una 44magnum in una mano, con la canna puntata alla tempia di sua madre e con l’altra la teneva stretta a se, palpandole avidamente un seno, a sfottò e prepotenza del suo essere criminale.

–“Lasciala andare, prenditela con me, se ti senti con le palle, metti via quella pistola! Ti senti forte solo con quella, oppure credi di potermi sopraffare senza? Avanti, fatti sotto, pezzo di merda, guadagnateli una volta tanto, i soldi che pretendi ingiustamente!”- gli gridò impulsivamente Ninuzzo, roteando un collo di bottiglia, tenendolo ancora in una mano, trovato per la strada.

–“Già, pensi di farmi paura? Ne ho piegate di puttane e merduccie più grosse di te! Vieni avanti, stronzetto!”- lo incitò, spavaldamente, buttando con una manata sua madre a terra e rimettendosi la pistola alla cintola.

Iniziarono una violenza colluttazione, mentre sua madre piangendo assisteva spaventata a terra. Ninuzzo con coraggio o incoscienza, gli andava contro, cercando di colpirlo ferendolo al volto, ma l’altro abilmente lo schivava, rispondendo con un poderoso sinistro alla mascella, facendolo barcollare e sbattere la schiena al muro. Ninuzzo, tonico e robusto non si è perso d’animo, e mentre l’altro lo caricava a testa bassa, cercando di colpirlo alla pancia, lo colpì alla spalla, conficcandogli il vetro lanciandoglielo, come un pugnale, cadendo a terra in una pozza di sangue, svenendo. Ninuzzo ravvedutosi, pensò d’averlo colpito al cuore, vedendolo a terra, col petto insanguinato e il sangue scorrere ancora fluttuoso. Ormai era passato dall’altra barricata: aveva un morto sulla coscienza, era diventato un criminale assassino pure lui. Il destino era ormai segnato per sempre, cosi come era nato e cresciuto in un ambiente malsano, alla fine, anche lui finì per farne parte. Sua madre restò a terra incredula a ciò che aveva assistito, e guardava suo figlio, stravolto in viso e lo sguardo perso nel vuoto. Attimi che sembravano interminabili, come in un ferma immagine o al rallentatore, videro Ninuzzo correre verso sua madre, stringerla a se, aiutarla a sollevarsi da terra. Poi, come al ritorno dell’audio, disse a sua madre: svelta, adesso più che mai dobbiamo, scappare via di qua prima che arrivi la polizia! Di la ci sono le valigie già pronte, e qui ho del denaro contante a sufficienza per andarcene lontano, anche fuori dall’Italia! Fra poco qui arriverà la polizia! Sicuramente per il trambusto fatto, l’avrà chiamata qualcuno preoccupato!”

-“No, Ninuzzo, adesso è il momento di mettere le cose a posto! Ci siamo liberati di lui, vedrai che terranno conto che si trattava di legittima difesa e che ci angosciava la vita e minacciati di morte! No, adesso non occorre scappare più! Devi costituirti non puoi fare questo torto a Giorgio e alla sua famiglia! Credono in te, sanno che mai uccideresti qualcuno e che tu saresti il primo a rivolgerti alle istituzioni, perché hai fiducia in loro! L’hai sempre detto tu, ed io sempre stata fiera di te, per questo!”- gli rispose sua madre, mentre si passava il gomito sul viso, asciugandosi dalla lacrime.

-“Non importa, acqua passata ormai, anche loro e i tuoi insegnamenti! La vita reale, invece mi ha insegnato che se uno nasce segnato, niente e nessuno può cambiarti la vita! Nessuno crederà, che si tratterebbe di legittima difesa! Noi per loro e per tutti siamo e resteremo degli sbandati, senza contare che sei pure tossicodipendente e già con questo, penseranno ad un regolamento di conti, che volevano pagata la tua roba! Mamma non perdiamo altro tempo, andiamocene via, adesso, non condannarmi ancora ad una vita peggiore di quella vissuta fino ad ora!”- gli gridò con rabbia.

Senza proferire parola, sua madre, prese altre cose nel cassetto, le mise in una sacca e approfittando che era ancora buio, uscirono furtivi di casa, raggiungendo la macchina del loro aguzzino, al quale nel frattempo, Ninuzzo, gli aveva trafugato le chiavi, dal corpo inerme a terra. Sistemati i bagagli nel cofano, accende il quadro motore, e nota con soddisfazione che il livello della gasolio è al massimo, cosi non devono neppure fermarsi e non lasciare tracce di loro, sicché è un ottimo guadagno di tempo, prima che la polizia organizzi dei posti di blocco.

-“Mamma tu riposa un po’, ti sveglierò io quando e se avrò bisogno del cambio di guida! Dobbiamo cercare di fare molta strada, il più presto possibile e imbarcarci su un traghetto che ci porta lontano da qui, solo con la carta d’identità!”- cerca di rassicurarla su piani precisi e chiari che ha in testa.

– “Ok, va piano però, sennò ci fermano prima per eccesso di velocità o qualche altra infrazione! Sii prudente, Ninuzzo!”- rispose, con gli occhi chiusi per la stanchezza del trauma appena subito.

Dopo parecchie  ore, le gomme dell’auto frenano in prossimità di un molo. L’arresto improvviso del mezzo, fa destare la donna, da un sonno che non le ha fatto accorgere di quanta strada percorsa fino a quel momento. Apre gli occhi, ma il profumo del caffè portatole da Ninuzzo, la distrae ancora da ciò che li circonda. Solo il suono, l’odore del mare, lo stridio dei gabbiani e le sirene del porto, le fanno capire che sono prossimi all’imbarco su un traghetto.

-“ Santo cielo, Ninuzzo, ma dove mi hai portato? Dove siamo e diretti dove?”- gli chiede ancora assonnata.

–“In Jugoslavia, e poi da li c’inoltreremo in Romania! Poi vedremo fin dove potremo allontanarci ancora e ricominciare una nuova vita!”- le rispose con tono più rilassato. Poco dopo, fanno cenno d’imbarcarsi dentro la nave, e una volta fermata la macchina e spento il motore, dentro la pancia del traghetto, Ninuzzo prima di scendere, accende la radio e ascolta il telegiornale:<Notiziario delle 8,00, tentato omicidio, forse per un regolamento di conti. Trovato un pregiudicato, noto alle forze dell’ordine, dedito allo sfruttamento della prostituzione e spaccio di droga e usura con un collo di bottiglia conficcato nel petto. Forse l’aggressore pensando d’averlo ucciso, è scappato sottraendogli pure un’auto di grossa cilindrata. Dalle prime indiscrezioni, dovrebbe essere in compagnia di una donna, nella fuga in auto. Per il momento non ci sono altre notizie a riguardo. Gli aggiornamenti saranno trasmessi nel prossimo notiziario>.

-“Mamma, ancora non sanno che si tratta di noi! Però era noto, il bastardo, per i suoi illeciti trascorsi! Un motivo in più per non tornare indietro, perché ci daranno la caccia anche i suoi amici! Una notizia buona. Non era morto, solo ferito gravemente, quindi non sono un assassino!”-le dice scendendo dall’auto. Per precauzione si alza il cappuccio della felpa e indossa un paio d’occhiali da sole scuri e larghi da coprirgli gran parte del viso. Lo stesso, fa fare a sua madre, non si sa mai se qualcuno avrà fornito delle foto, da trasmettere alla tv a differenza della radio, che non sono stati chiari del tutto, o ancora non in possesso di altre notizie in merito. Sicuramente a bordo, ne avranno diverse, e ci sono sempre i curiosi scassa cazzi che non si fanno gli affari loro, fissando le persone che vi somigliano, pensa fra se e se. Infatti, nel bar del traghetto, un maxischermo, è sintonizzato sul telegiornale regionale. Il traghetto, nel frattempo è salpato, e lo tranquillizza maggiormente, però il diavolo ci mette sempre lo zampino. In quel momento, stanno trasmettendo il servizio sul ferimento del pregiudicato, indicandolo come regolamento di conti, in un appartamento fatiscente, in una borgata, vicino Termini Imerese. Senza farsi notare troppo, resta appoggiato seminascosto, vicino ai bagni, e segue da uno specchio convesso, il servizio giornalistico. Iniziano le prime interviste ai vicini, i quali, involontariamente pur restando omertosi, svelano quel poco che basta per identificarli. A peggiorare le cose, una testimone volontaria, svela altri particolari, legati alla professione esercitata dalla donna, in fuga con l’assassino, mostrando pure una foto, scattata occasionalmente col telefonino, al quale s’aggiungono quelle di una rissa, scattata nel viale delle lucciole, tra la vittima e il suo presunto assassino. Il giornalista enuncia una teoria tutta sua, nella quale si evince pure il movente, che potrebbe aver determinato l’aggressione in un secondo momento. Quelle ultime immagini e interviste, fecero gelare il sangue nelle vene a Ninuzzo, il quale ha voluto preservare sua madre, dal farglielo sentire, per non preoccuparla ulteriormente. Però adesso erano nei casini, veramente ed erano fortunati se riuscivano a sbarcare senza problemi. Dopo aver notato la foto di sua madre, e per fortuna solo quella e non d’entrambi, si diresse verso sua madre.  Ella stava seduta sopra una panca del bar, pensierosa a fissare il mare che scorreva di sotto. Le mise il foulard attorno al viso, da farla sembrare una donna araba e se la tirò via, rientrando dove stavano stipate le auto.

–“Mamma, tieniti il viso coperto, tanto qui, è cultura che le donne non sono obbligate a mostrare i documenti, se accompagnati da un uomo! Mi raccomando, non dire una sola parola! Stai zitta, e fai solo cenni, come se fossi sordomuta!”-“D’accordo, farò come dici tu! Io ho fatto solo guai, invece d’aiutarti come desideravo fare e ho fallito!”. Rispose

-“Ok, lasciamo perdere, stiamo per sbarcare, stai serena! Vedrai andrà tutto bene!”- e chiuse discorso. Infatti, dopo qualche istante, s’alzò il ponte di prua e uscirono dal ventre della nave. Si mise un cappellino con la visiera e due occhiali da sole, abbastanza larghi, da coprigli buona parte del viso. Prima di lasciare il porto, dovettero fermarsi forzatamente al posto di blocco della dogana. Il finanziere li osservò con attenzione, fissandoli entrambi, parlando un italiano storpiato.

–“Par favore documante e librecto di auto, crazie!”, proseguendo a fissarli e allungando lo sguardo alla macchina e alla targa. Ninuzzo, cercando di mantenere la calma, porse tutto con la massima naturalezza. Il finanziere, diede uno sguardo veloce, ma non li riconsegnò. Girò le spalle, entrando dentro la guardiola e perse tempo a controllarli. Ninuzzo sempre più teso, cercava di scrutarne i movimenti da lontano per capirne anzi tempo le loro intenzioni.-“Ninuzzo, perchè stanno perdendo tutto questo tempo? Vuoi vedere che hanno già ricevuto la segnalazione dalla polizia italiana?”

-“ Ma no mamma, che dici, è ancora presto! Magari avranno qualcosa da ridire sull’auto che è intestata ad un altro e non a me! Vedrai che riescono per restituirci i documenti e proseguiremo tranquilli!” rispose con tono serafico contraffatto. Infatti il gendarme precedente, riesce, ma senza i documenti i mano, facendo segno di scendere dall’auto. Ninuzzo, fa finta di non capire e attende che s’avvicina per parlarci.

–“Che succede? Perchè devo scendere? I documenti sono a posto e la patente ha già tre anni di vita!” rispose cercando di tenersi calmo.-“L’auto ricsulta rubati! Preco scenderi  da auto!”-gli intima l’agente.

-“Rubata? Ci dev’essere un errore di trascrizione di targa! Non è possibile!”

-Lei non è l’intestctario auto e risulti rubati sei mesi fa! telai non conformi a documenta!” Ninuzzo comprende al volo, che non riguarda loro, ma non può certo spiegare altro. Nota che la sbarra era ancora alzata, accende accelerando al massimo. L’auto sgomma, scattando in avanti, rischiando quasi di travolgere la guardia. Ormai anche questa era andata. Senza documenti, in terra straniera, era destinato a darsi alla macchia. Lui sempre dalla parte delle istituzioni, attento agli insegnamenti d’onestà e sani principi d’ideali, trasmessi dalla famiglia di Giorgio, dal quale ha tratto il meglio, credere solo nel lavoro, seppur sottopagato e sfruttato. Adesso si trovava, dall’altro lato della barricata, suo malgrado, con un’accusa di tentato omicidio, furto d’auto e chissà quali altre imputazioni a suo carico, con accanto una madre tossicodipendente, il cui unico lavoro che sapeva fare, preferiva non pensarci per non impazzire. Appena fu possibile fermò l’auto, infilandola dentro un cespuglio, lontano dalla vista degli altri automobilisti. Aveva bisogno di riflettere, fare il punto della situazione, e decidere nuovamente in poco tempo, della sua vita e di quella di sua madre.

–“Mamma, adesso si che siamo nei casini! Dobbiamo cambiare auto, questa ormai è bruciata, però devo usare un metodo che non mi piace ma inevitabile, al quale dovrò abituarmi!”

-“Ninuzzo, mi fai paura, che vuoi dire?”- gli chiese con tono tremolante.

-“Mamma, il bastardo che ci ha messi in questa situazione, aveva già rubato quest’auto sei mesi fa! Non potevo certo spiegare loro la nostra situazione! Siamo in jugoslavia, dobbiamo trovare un’altra auto! L’unico modo è rapinarla a qualcuno di passaggio qui!”

-“Come, se non possediamo neppure un’arma? E poi, che faremo? Dove potremo andare, senza documenti e con pochi soldi rimasti?”

-“Io mi metto sdraiato sul ciglio della strada, tu invochi aiuto! Appena si ferma qualcuno disposto ad aiutarci, gli sottrarremo l’auto e soldi, anche senz’arma! Fai fare a me! Tu basta che fai quel che ti dico!” Ribattè Ninuzzo.

Infatti poco dopo, si fermò un suv bmw, guidato da un ragazzo. Questi si fermò accostando.

-“Signore, ci aiuti, la prego! Mio figlio si è sentito male, siamo italiani! Io non so parlare nessuna lingua! Capisce cosa dico?”- gli disse sua madre accostandosi allo sportello. Questi, scese dall’auto, per sincerarsi delle condizioni del ragazzo disteso per terra. Ninuzzo recitava bene, senza dare segni d vita. Senza dire alcuna parola, lo prese in braccio e lo caricò, sui sedili posteriori. Fece segno alla donna di salire in auto e ripartirono. In auto, iniziò a parlare.

-“Il mio nome è Lorike Kosisky, parlo la vostra lingua, perché lavorato in Italia! Io so, chi siete, e vi aiuterò!”-disse.

Ninuzzo ascoltava senza tradirsi. Voleva sapere chi era, come sapeva di loro, e perché li stava aiutando.

–“Grazie, signore, che lavoro ha fatto in Italia e adesso qui? Perché ci aiuta, se sa chi siamo?”- gli chiese la donna.

–“Io sono un rom e come voi, non ben visto dalle autorità per causa di alcuni reati da me commessi: furti, rapine e prostituzione! Tu, ancora buona per lavorare qui! Se bisogno, io fare lavorare te! Dare voi documenti nuovi!”- rispose sorridendo, pensando d’avere a che fare con gente del suo stesso rango. Ninuzzo a quel punto si alza, bleffando una pistola, puntandogli un pezzo di tubo metallico alla nuca.

-“Hei amico, grazie! Il tuo viaggio, finisce qui! Mia madre non è una di quelle che pensi tu! Accosta e scendi dall’auto, se non vuoi finire la tua vita adesso!” Gli ringhiò rabbioso.

Di tutta risposta, accelerò dando due diverse sterzate, a destra e a sinistra, da far sbilanciare Ninuzzo, facendogli sbattere pure la testa in uno dei due finestrini. Dopodiché arrestò realmente l’auto.

-“Eccoti accontentato, ma sappi che il tuo tubo metallico, non spara, al contrario di questa!”- gli controbatté, girandosi, puntandogli nel frattempo una canna di una 38 in mezzo agli occhi.

-“Ho un cuore, nonostante tutto e comprendo il tuo stato d’animo! Non si tratta maldestramente e disarmati, chi vuole aiutarti! Ok, scusami per tua madre, la televisione, non ha parlato che eravate madre e figlio! Una puttana ha mostrato una foto di lei, dicendo che era una sua collega e che avevate avuto un diverbio, col suo pappa! Ora capisco tutto! Cerco un socio, che sappi portare l’auto! Puoi unirti a me, per racimolare qualcosa, per pagarti i documenti nuovi e allontanarti ancora! Non tarderanno molto qui a sapere di voi!” disse con tono placido.

–“Io non sono un criminale e mia madre non è una puttana! E tu come hai saputo di noi, se dici che qui, ancora non sanno di noi?”- chiese ancora diffidente.

-“Io ero con voi sul traghetto! Ho sentito dalla televisione italiana, la notizia! Se dici che tua madre non fa la puttana, come la conosceva quella, mostrando pure una sua foto? La conosco, è nota in quell’ambiente e se lei fece quella dichiarazione, qualcosa di vero c’è! E poi, colui che hai tentato di farlo fuori, è tra i più feroci e spietati pappa, conosciuti nel nostro ambiente! Hai molto da raccontarmi ragazzo, e senza dirmi altre cazzate, che voi non c’entrate niente con quell’ambiente!” disse poco convinto.

-“Non so come quella là, abbia detto cose simili! Comunque non credo d’avere altra scelta! Ormai, per la legge italiana sono un criminale, tanto vale, che accetti! A patto che non ci fai scappare il morto! Non voglio aggiungere altri reati al mio curriculum di neo criminale!”. Rispose Ninuzzo, fissandolo negli occhi.

–“Ok, non sono un assassino e non credo che lo sia anche tu! Non hai la stoffa e spero che non farai cazzate, facendo di testa tua! Non muoverai dito, senza mie precise istruzioni, e tutto filerà liscio! Con calma mi racconterete la vostra storia, al campo! Vi presenterò alla mia gente, li starete al sicuro!” gli disse, rimettendo in moto l’auto, dopo aver riposto la sua 38, dentro i jeans.

Giunti al campo, li presentò alla sua gente.

-“Lui è Ninisk per tutti e lei Jaka! Hanno bisogno d’aiuto, ricercati anche loro in Italia, per solite stronzate! Kosik m’aiuterà personalmente, mentre Jaka, aiuterà voi nel campo! Non hanno documenti, gli sono stati sequestrati alla dogana appena sbarcati, per questo sono scappati, e dobbiamo procuraglieli dei nuovi!” enunciò Lorike alla sua gente. I rom sono brava gente in fondo, anche se alcuni si procurano da vivere in modo poco lecito, comunque ospitali, se saputi prendere. La mamma di Ninuzzo, seppur vestita con pantaloni, camicetta, maglioncino e giubbotto, era una bella donna, poi abituata ultimamente ad un portamento provocatorio. Cosa che non è passata inosservata ad uno dei capi del campo, senza farsi accorgere sia da Ninuzzo che dall’interessata. Dopo aver cenato tutti insieme, seduti all’indiana, come di consueto in un accampamento, le donne vanno a lavare stoviglie e altro, mentre gli uomini si raccontano le cose accadute e organizzano i programmi del giorno dopo. Lorike, seduto accanto a Ninuzzo, gli chiede di raccontare la loro storia, di come si sono trovati in quella situazione. –“Io ho sempre lavorato onestamente, e ho creduto pure i miei, come me, avendomi trasmesso sani principi, finchè una sera casualmente non ho scoperto quel che mai avrei voluto! Mi raccontò che era stata ingannata e si trovò sopraffatta da debiti, per un prestito avuto, e costretta poi a restituirlo con interessi da strozzino! Questi le ha proposto di farla lavorare con lui, ma non immaginava in che modo! Quindi l’ha drogata, per forzarla a prostituirsi! Ecco perchè quella ha fatto quella dichiarazione! Mia madre mi giurò che era da pochi giorni che era stata portata li e lei aveva avuto ancora pochissime esperienze, tutte inconsciamente sotto l’effetto della cocaina! Io quella sera mi trovai a passare con amici, e gliela strappai a quel bastardo, ma ci raggiunse a casa! Minacciò mia madre di morte e io l’aggredii con un collo di bottiglia che gli conficcai nel petto! Questo è tutto, adesso mi trovo con un’accusa di tentato omicidio, pur essendo stata legittima difesa! A lui partì pure un colpo, andato fortunatamente a vuoto!”- concluse la sua storia.

-Da noi potrete stare tranquilli per un po’, nessuno vi disturberà se voi vi farete i fatti vostri! Tua madre aiuterà le altre donne a cucinare e lavare per tutti e badare i bambini! Tu verrai a lavorare con noi! In compenso avrete di mangiare e dormire! Qui nessuno vi verrà a cercare, però tu dovrai fare quel che ti diciamo noi! Non facciamo male a nessuno, no rapine, no scippi, solo furti e qualche piccola truffa o estorsione per riconsegnare mezzi rubati! Ok? Tu stai a fare palo, mandi noi sms d’avviso e noi scappiamo via! Tu guida furgone!” gli disse Lorike.

-Tanto ormai per tutti sono un criminale pure io, era scritto nel mio destino! Purchè tenete le pistole fuori dalla portata di persone! Non voglio essere vostro complice in qualche assassinio nella vostra fuga, o perché sorpresi a rubare! Intesi?. Intimò loro Ninuzzo, parlando chiaro, seppur accettando una vita che lui ha sempre negato di voler fare.

<Adesso era costretto dagli eventi, e non avrebbe trovato un lavoro onesto senza documenti, pensò. Sua madre doveva disintossicarsi, per quel breve periodo, sperando che non abbia subito danni maggiori, come assuefazione, soffrendo le crisi di astinenza. Oltretutto si trovò costretta, hanno sempre condotto una vita di stenti, e nel limite dell’illecito, trasmettendo a lui, dei sani segnali di vita onesta. Se fossero stati dei veri criminali, anche lui, sarebbe stato indotto fin da ragazzino a commettere reati molto più gravi. Chi più di lui stesso è stato testimone di una vita grama, ma dediti solo a lavori umili, a volte poco fuori dalle regole, si, ma senza ledere nessuno e agli occhi tutti erano una brava famigliola unita e rispettosa degli altri e rispettata. E chissà quale vergogna provava suo padre e sua madre a dovergli mentire, pur di farlo vivere in un ambiente sano, come la famiglia di Giorgio, e con forti sacrifici, farlo studiare, per rendergli un futuro migliore del loro. Ed invece si trovava in quella situazione per colpa di quel pezzo di merda, che magari fu colpevole d’aver fatto mandare in galera suo padre, per approfittare di sua madre, quale bella donna gli avrebbe reso moltissimo, facendola prostituire.> Mentre rifletteva, stanco s’addormentò.

Un improvviso scroscio di acqua in viso e due forti braccia l’alzarono dal letto, approntato alla buona, sul camper a loro assegnato.

-Forza ragazzo, svegliati, è ora di lavorare! Sono le quattro del mattino e dobbiamo svaligiare degli appartamenti qui vicino segnalateci disabitati, perché i proprietari saranno partiti! Li ci sono degli indumenti puliti, vestiti in fretta! Disse uno di loro.

Raggiunti il luogo, Ninuzzo è rimasto sul furgone ad attenderli, mentre altri tre sono entrati dentro un palazzo scardinando l’ingresso. Dopo pochi minuti, uno dei tre usci dal portone con un sacco pieno di roba. Cosi anche gli altri due, dopo pochi minuti dopo. Entrati dentro il furgone, sgommarono via. Ritornati al campo che albeggiava, si divisero la refurtiva in presenza del capo anziano rom. Ninuzzo, non li degnò neppure di uno sguardo, del modo come se e cosa si dividevano, ed entrò nel camper, per controllare come stesse sua madre.

-“Buon giorno mamma, come stai? Preparo subito il caffè e ti preparo qualcosa da mangiare!” le disse.

-Non l’ho so, tutta questa storia mi mette angoscia, questi non li conosciamo neppure, ci danno ospitalità, ma sappiamo che solitamente sono dediti a furti, scippi rapine! Ho paura che ti trascinano in qualche brutto guaio.

-Mamma, proprio tu mi parli cosi? Peggio di come siamo messi, non credo che abbiamo altra scelta! Facciamo calmare le acque e poi ce ne andiamo ancora più lontano! Aspettiamo che ci procurino dei documenti nuovi, con nuova identità, cosi potremo rifarci una nuova vita! Adesso rilassati, beviti il caffè e mangia qualcosa!” rispose Ninuzzo.

Trascorsa una settimana, al ritorno del solito saccheggio, al campo trovarono una sgradita sorpresa, specie per Ninuzzo e sua madre.

-“Ti avevo avvertito che ti avrei fatto pagare caro d’esserti messo contro di me! Adesso hai un conto in più da pagare! Questo! gli urlò si sbottonandosi la camicia, mostrando una profonda cicatrice sul petto.-“Questo è il ricordo di quella sera che mi porto appresso, che per poco non ci restavo secco, dissanguato! Mai fu provvidenziale, l’arrivo della polizia, chiamata da qualcuno del vicinato! Adesso pagherete per tutto! Gli urlò rosso in viso dalla rabbia.

-“Inutile dire come hai fatto a trovarci! Giuda si vendette per trenta denari e non soffriva la crisi di oggi! Avrai offerto abbastanza, per riuscire ad avere le informazioni che ti servivano! Ok, prenditi la mia quota che mi spetta, che devono darmi e sparisci! Sarà abbastanza da ripagarti di tutto! Gli rispose urlando a sua volta Ninuzzo.

Una risata del pappa, contagiò tutta la tribù dei rom, che già sapevano cosa gli aspettasse. – Sei perspicace, hai indovinato! Ho tanti amici e basta pagare per avere quel che voglio, ovunque! ahaha e tu pensi che bastano, quattro cose d’oro, di scarso valore commerciale, con quello che già mi doveva tua madre, più gli interessi, il mancato guadagno di tua madre, e in ultimo questo tuo ricordino sul petto! Gli disse andandoci vicino a due millimetri dal suo viso, puntandogli nuovamente la sua magnum in mezzo agli occhi.

-se ci ammazzi, non recuperi nulla di quel che vuoi! Lascia stare mia madre, che già le hai fatto fin troppo male, nell’anima e nel corpo, con quella merda bianca! I Lavorerò io per te! Una cosa è certa, non ucciderò nessuno per te, ma ucciderò prima te, se t’avvicinerai a lei di un solo millimetro! Gli intimò Ninuzzo, proponendosi lui, a risarcimento del dovuto.

-Tu non sei nella posizione di dettare condizioni, ma di ciò ne parleremo in seguito, di quel potrò o meno fare di e su tua madre, bamboccio! Di una cosa hai ragione, mi servite vivi! Per ora accetto, tanto sarò sempre io a cambiarle, in qualunque momento…ahahahha! Rispose riponendo la pistola dentro i pantaloni.

-Salite in macchina, vi porterò in altro posto, dove potrete rendere meglio, sia tu che tua madre! Perché ti prostituirai per me anche tu, dove andremo prediligono giovani ragazzi, cosi capirai cosa vuol dire dare il culo nel vero senso della parola.. ahahahah! Ordinò spingendoli dentro la macchina.

-Un momento, da qui non vi muovete, se prima non ci pagate voi, quanto dovuto! Gli intimò il capo anziano rom. – Vi abbiamo procurato quel che desideravate, documenti, i due indicateci da voi, abbiamo pure corrotto le guardie della dogana nel sequestrargli i documenti e lasciarli andare! Tanto era pronto, mio figlio Lorike ad individuarli e prelevarli! Loro pensavano di potergli soffiare l’auto tanto facilmente, ma era tutto premeditato! Adesso, vogliamo euro sonanti da voi, altrimenti ce li prenderemo noi e molti di più! E voi lavorerete per noi! Intervenne, bloccando la loro auto, circondandoli con diversi uomini armati di pistole mitragliette e spranghe.

-Hei che significa, avevamo pattuito, ventimila euro e una larga zona protetta dove eseguire i vostri furti, segnalati dai miei uomini, in ville residenziali! Potrete ricavargli molto di più! Rispose il pappa sbalordito di quel cambia bandiera improvviso.

-Quei ventimila, li abbiamo riservati a questi due poveracci, come risarcimento, che voi avete ridotto in schiavitù! Noi siamo rom, rubiamo viviamo di piccoli espedienti, ma non togliamo la dignità alle persone, specie a quelle che non ci hanno fatto nulla di male! Non droghiamo le persone per indurle in schiavitù e prostituirle, sarebbe come negare pure la nostra dignità alla mia gente! Voi siete dei criminali, noi solo dei nomadi perseguitati per colpa vostra, credono che ogni reato più efferato, lo commettiamo noi, non sapendo che abbiamo delle rigide leggi morali che rispettiamo e facciamo rispettare a tutta la nostra gente e guai chi sgarra!” gridò adirato.

-Che cazzo stai dicendo, vecchio rincoglionito! Fai togliere i tuoi uomini, altrimenti li falciamo! Anzi restituiscici i soldi che ti abbiamo anticipato, il patto non vale più! Le vedi queste, sono pronte a sparare su tutti voi, se non ci lasciate andare e pure con i nostri due assegni da incassare! Gli rispose, intimandogli ancora una volta di farsi i fatti propri e di lasciarli passare.

-l’hai voluto tu, pezzo di merda! Sappi che noi siamo a conoscenza di tutte le fregature che hai tirato ai miei fratelli e cugini in Sicilia! Li hai fatti arrestare, molte donne, come questa povera madre, le hai costrette alla vita sul marciapiede, molti di noi uccisi in finti regolamenti di conti! T’aspettavamo al varco per presentarti il conto e tu ci sei caduto come un fesso! Ora pagherai per tutto quello che i nostri parenti  e amici rom, hanno sofferto per causa tua!” gli sbraitò, dando il segnale ai suoi uomini d’attaccarli, bloccandoli con un’altra auto davanti ed una di dietro. Ninuzzo, al sentire quelle prime frasi del capo rom, si tenne pronto a reagire all’interno dell’auto bloccando uno di loro che gli stava accanto con la pistola puntata. In un attimo è successo il finimondo, colpi di spranga sull’auto, proiettili che fischiavano ovunque. Alcuni di loro, erano riusciti a strappare con la forza dall’auto, gli scagnozzi del pappa e a prenderli a pugni e sprangate, da ridurli sanguinanti a terra. Ninuzzo dopo aver disarmato chi li puntava la pistola, lo spinse fuori a calci, mentre si tirò sua madre fuori, dall’altro sportello e si rifugiarono sotto la macchina. Quella mega rissa ha attirato l’attenzione di gente estranea, che oltre alle grida, udirono anche dei colpi di pistola e mitragliatrici, che non esitarono a chiamare la polizia.

Dopo alcuni minuti, un megafono avvertiva che la zona era circondata, e molti poliziotti intervenuti, arrestando tutti i presenti. Oltre alla polizia locale, era intervenuta per collaborazione e segnalazione di soggetti sospetti entrati in jugoslavia evitando controlli della dogana, grazie ad agenti corrotti ed arrestati.

Anche Ninuzzo e sua madre, furono presi in consegna, dopo averli fatti uscire da sotto la macchina. Appena aiutata ad rialzarsi, sua madre ebbe un mancamento, accasciandosi nuovamente, tra le braccia di un poliziotto. Una macchia di sangue, vistosa sull’addome, e dei rigagnoli scendere giù dalle gambe.

-Mamma, mamma, rispondi, aiuto, chiamate un’ambulanza, è ferita, non vedete che perde sangue? Si mise ad urlare.

-“Tranquillo, sta arrivando, gli disse una voce da dietro, mentre lui era riverso su di lei. Si bloccò e si girò al suono di un tono familiare.

-Giorgio, che ci fai qui? Non eri entrato nella nostra polizia italiana? Ho creato casini su casini, ma non per colpa mia! Gli disse abbracciandoselo stretto, più d’aver visto un fratello.

-Coraggio Ninuzzo, è tutto finito, vedrai tua madre è solo ferita e per fortuna solo di striscio al fianco destro, però è stata fortunata! Basta qualche centimetro più in dentro e prendeva un organo vitale! Si sono nella polizia italiana, ma collaboriamo pure con le altre quando si tratta di acciuffare latitanti o persone pericolose, come questo soggetto, che aveva sottomesso tua madre! Gli rispose Giorgio.

-Ma come hai saputo di noi, che ci trovavamo qui! Sai che per me ormai il mio destino è segnato! Sognavo una vita tranquilla, un lavoro onesto e invece eccomi qui, come un criminale come tanti! Con diverse accuse, ad iniziare dal tentato omicidio d quel tizio li!” rispose Ninuzzo, fissandolo negli occhi.

-No stai sereno, puoi tornare a fare la tua vita, con la fedina penale pulita! So tutto, i miei mi chiamarono subito dopo che te ne andasti da casa mia, spiegandomi tutto! Quel tizio era già noto a noi e ho capito che la tua è stata solo pura legittima difesa per te e tua madre! Lei verrà sottoposta ad una breve terapia di disintossicazione e le farò avere un lavoro dignitoso! Al rientro in Italia, dopo il processo che si svolgerà nella massima serenità e verrai assolto, per non aver commesso nessun reato, sbrigheremo i documenti per entrare in polizia! Gli disse Giorgio, confortandolo e rassicurandolo.

-“Ma Giorgio, io qui ho commesso dei furti, consapevolmente, facendo il palo per loro! Dovrò pagare e avrò la fedina penale sporca per questo! Rispose sconvolto e incredulo Ninuzzo.

-No, loro si sono addossati ogni colpa, lasciandoti fuori! Inoltre sei su territorio straniero e i reati commessi qui in Italia, non sono riconosciuti, quindi la tua fedina penale è salva e pulita! Però in polizia, poi sarò costretto ad avere la pistola, e non voglio uccidere nessuno, in caso di conflitto a fuoco! Tranquillo, con la terza media, ti verrà assegnato un posto tranquillo amministrativo, dove avrai  che fare solo con scartoffie!” gli rispose, Giorgio, abbracciandoselo stretto.

-Amico mio, tu rappresenti per me l’amicizia con l’A maiuscola, che neppure sul libro “cuore” di de Amicis si è mai letto.

 

F I N E

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